Animal Collective: La recensione di “Isn’t It Now?”

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  • Animal Collective – Isn’t It Now?
  • 29 Settembre 2023
  • ℗ Domino Recording Co.

Nel nuovo Full-Lenght, album più lungo mai realizzato dal gruppo, vengono esplorati territori psichedelici. Gli Animal Collective, rimarcano un cambio di rotta avvenuto circa un anno e mezzo fa, con la pubblicazione di “Time Skiff”, il cui materiale, così come quello di questo disco, era stato abbozzato durante il periodo della pandemia. La band riserva alle sperimentazioni con elementi elettronici spazi marginali, per concentrarsi su elementi più tradizionali, tra cui il piano, che torna ad avere un ruolo principale nella stesura di “Isn’t It Now?”. 

Con l’aiuto di Russel Elevado (Alicia Keys, Angie Stone, The Roots), la band trova lo spazio e le caratteristiche giuste di una vera e propria rock band tradizionale, che riesce, pur non evolvendosi, a dare sfoggio della sua ampia gamma creativa. Tuttavia i testi risultano più complessi, dal punto di vista tematico almeno, concentrandosi su un tipo di problematica più “Adulta”.   

Nell’apertura del disco, i rumori ambientali vengono surclassati dai toni acustici della strumentale, in un arrangiamento tanto semplice quanto efficace, mentre le voci di Avey Tare assumono connotazioni stile Mick Jagger. Le sfumature finali di “Soul Capturer” si tuffano in un arpeggio di synth rallentato che ricorda vagamente “On the Run” nella seconda traccia del disco. Anche qui però, dopo l’intro, le componenti elettroniche si affievoliscono, dando spazio agli strumenti tradizionali. In questo caso il filo conduttore di “Genie’s Open” e la batteria di Panda Bear. 

In “Broke Zodiac” la band vira verso sonorità pop a tinte reggae, mentre in “Magicians from Baltimore” il gruppo crea l’atmosfera perfetta, per una delle migliori canzoni di questo disco. I sussurri di Tare, raccontano di come sia difficile lasciare una città che si ama. Nei 22 minuti di “Defeat” la band torna alle suite strumentali sintetizzate che avevano caratterizzato l’epoca d’oro del Psych-Rock. Le atmosfere eteree si avvolgono perfettamente a voci rallentate dalle tinte art-rock. “Gem & I” esplora sonorità dai caratteri jazz, mentre sopra le melodie di piano e i flauti di “Stride Rite”, Tare sforna un inno al perseverare. 

La chiusura, “King’s Walk”, trasforma le linee di testo superflue in vocalizzi afroworld. “Questo vecchio mondo si sta cucinando”. Sezioni ritmiche vengono tagliate fuori dalla traccia, lasciando spazio a stratificazioni di pad e armonie vocali, che sono l’unico punto forte di una traccia, un po’ debole in confronto al resto del disco. 

Voto: 7.7/10

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