Giorgia Morotti

Scream From New York, NY: recensione del disco di debutto dei Been Stellar

  • Been Stellar – Scream From New York, NY
  • 14 giugno 2024
  • ℗ Dirty Hit

I Been Stellar sono una band emergente che ha rapidamente catturato l’attenzione della scena musicale grazie al loro rock viscerale e incisivo. Originari di diverse parti degli Stati Uniti, i membri si sono riuniti a New York, ispirati da leggende come i Velvet Underground e i The Strokes.

Il loro nuovo album, Scream from New York, NY, uscito il 21 giugno 2024, è una rappresentazione efficace del caos e dell’energia della città. Prodotto da Dan Carey, noto per il suo lavoro con band come Squid e Fontaines D.C., l’album è un’esplorazione sonora delle esperienze urbane. Il loro sound mescola influenze grunge, post-punk e rock, richiamando i Radiohead. È caratterizzato da chitarre graffianti, ritmi martellanti e testi che riflettono la cruda realtà della vita nella metropoli. La band riesce a trasmettere una sensazione di immediata vicinanza, con brani che oscillano tra l’angoscia e la speranza, offrendo una prospettiva unica e autentica di New York City.

Scream From New York

L’album si apre con Start Again, un brano veloce che imposta il tono con la sua energia frenetica e il testo ricco di suggestioni. La voce distintiva di Sam Slocum, piena di urgenza, funge da narratore. La produzione, caratterizzata da chitarre aggressive e percussioni martellanti, trasmette, insieme al testo, il desiderio di un nuovo inizio. Frasi come “New York wasted, start again” ripetute evocano perfettamente il bisogno di rinnovamento.

Seguendo l’apertura, Passing Judgement ha ritornelli orecchiabili e un suono dinamico. Le chitarre di Skylar Knapp e Nando Dale brillano in questo brano, dimostrando la capacità della band di creare canzoni che risuonano profondamente con il pubblico. Il testo esplora temi di critica sociale e auto-riflessione, specialmente il tema del giudizio.

“Pumpkin” offre un’atmosfera più lenta e psichedelica, con linee di chitarra distorte e arrangiamenti sognanti che mostrano la versatilità del gruppo. La canzone parla di un amore descritto come “killing time”; dai testi emergono le attività quotidiane e il tumulto emotivo di una relazione che sembra destinata a fallire oppure a continuare in eterno per inerzia.

Un’altra traccia di spicco, Can’t Look Away, costruisce una tensione intensa grazie alla batteria di Laila Wayans e riflette l’angoscia della vita a New York. I suoni utilizzati, che spaziano da riff di chitarra taglienti a basi ritmiche incalzanti, creano un paesaggio sonoro che evoca la frenesia della città. Il testo affronta l’incapacità di distogliere lo sguardo dalle dure realtà della vita nella Grande Mela, con frasi come “if there was a reason we lost it for good, buried on Broadway it’s under now, misunderstood”, che portano alla luce l’evidente contrasto tra il mondo degli artisti di successo e le difficoltà delle persone comuni con l’appello finale “we can’t look away.”

Verso la fine dell’album, Takedown offre un momento di riflessione con il suo ritmo delicato e le linee di basso emotive di Nico Brunstein, che si combinano alla perfezione con la voce di Slocum. La produzione di questo brano mette in risalto l’uso di effetti riverberanti e texture sonore ricche, creando un’atmosfera intima e contemplativa. Il testo parla di vulnerabilità e lotta personale, incitando a non lasciare che il conformismo ci porti ad essere persone vuote e prive di emozioni: “You decide, know your worth and cut into the lime again.”

L’album si chiude con I Have the Answer, un brano che culmina in un climax potente, riassumendo il sound distintivo della band fatto di caos bello e strutturato. Gli arrangiamenti finali, con chitarre distorte e cori potenti, lasciano un’impressione duratura. Il testo esplora la ricerca di verità e significato in un mondo caotico, con frasi come “I have the answer, just for a little while.”

Ogni traccia del disco è un grido di ribellione e sopravvivenza, un viaggio attraverso i vicoli e i grattacieli di una città che non dorme mai. Con questo album, i Been Stellar consolidano la loro posizione nella scena musicale contemporanea, dimostrando di essere una forza creativa capace di catturare l’essenza di una delle città più iconiche del mondo. In sintesi, “Scream from New York, NY” è un ascolto imperdibile per chiunque voglia immergersi nel cuore pulsante di New York attraverso la lente sonora di una band giovane e promettente.

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Brat: La rivoluzione elettronica di Charli XCX

  • Charli XCX – BRAT
  • 7 Giugno 2024
  • ℗ Atlantic Recording Corporation

Charli XCX, nota per la sua capacità di trasformare il pop contemporaneo con influenze futuristiche e sperimentali, torna con un nuovo album intitolato brat. L’album rappresenta una svolta significativa nella carriera dell’artista, dimostrando una combinazione di audacia, ambizione e vulnerabilità. Dopo il successo di “Crash” e la sua partecipazione al film “Barbie”, l’artista ha deciso di esplorare un percorso più personale e interessante per lei, allontanandosi dal mainstream.

La produzione dell’album ha visto crescere la collaborazione di lungo corso con il produttore A.G. Cook e George Daniel, noto per il suo lavoro con i “The 1975”. Questo team ha creato un sound che mescola influenze diverse, rimanendo fedele allo stile eclettico e sperimentale di Charli XCX.

Durante un evento esclusivo alla Boiler Room di New York, Charli ha presentato alcuni dei nuovi brani di Brat, dimostrando il suo talento non solo come cantante ma anche come DJ, mixando tracce conosciute e musica inedita per ottenere un’atmosfera unica. Il disco include anche collaborazioni inaspettate, come quella con Julia Fox, che ha performato il suo singolo di debutto “Down the Drain” su invito di della cantante. Questa collaborazione sottolinea l’approccio inclusivo e di supporto che adotta verso le altre artiste, evidenziando la sua volontà di elevare chi le sta intorno.

brat

360 apre l’album con un’energia contagiosa e un beat coinvolgente. La produzione è futuristica, ricca di sintetizzatori e ritmi pulsanti, ed è un perfetto esempio del sound innovativo che Charli XCX cerca di portare. Il testo, molto diretto, trasmette la ritrovata autostima in seguito a una storia ormai finita – il momento in cui si decide di andare per la propria strada e di riconoscere il proprio self worth.

Club Classics è un omaggio nostalgico ai brani da discoteca che hanno segnato un’epoca, con una vibe che rievoca i primi anni 2000. Il ritmo e il groove travolgenti fanno venire voglia di muoversi. Charli riesce a fondere elementi di house e dance aggiungendo un tocco personale e moderno, catturando l’essenza di una serata in discoteca.

Sympathy is a Knife esplora il lato oscuro delle relazioni, l’ipocrisia che si cela dietro ai sorrisi e l’insofferenza nella condizione di dover mentire e mascherare le proprie emozioni davanti agli altri con un approccio lirico intenso e provocatorio. La produzione è minimalista, basata su ritmi taglienti e melodie inquietanti che mettono in risalto la voce molto emotiva di Charli XCX. Questo brano dimostra la sua capacità di trattare temi complessi con profondità e autenticità.

I Might Say Something Stupid è un brano pop con un tocco di autoironia. Charli XCX riflette sulle insicurezze e le paure che possono emergere con se stessi e nei contesti sociali, utilizzando testi sinceri e un ritornello accattivante per comunicare il senso di non appartenenza che ognuno prima o poi può provare. La produzione è fresca e dinamica, con elementi elettronici che si sovrappongono per creare un sound interessante.

Talk Talk è una traccia vivace e ballabile, caratterizzata da ritmi veloci e melodie orecchiabili. Charli XCX esplora i temi della comunicazione e delle incomprensioni nelle relazioni, tutti dubbi che si hanno nei confronti di una persona “Are you thinkin’ ‘bout me?” e che si risolverebbero facilmente proprio parlando, “Wish you’d just talk to me” utilizzando un mix di ritmi dance e pop per creare un’atmosfera frizzante e coinvolgente.

Von Dutch è un tributo alla moda Y2K, con riferimenti culturali degli anni 2000. La produzione è audace e sperimentale, con ritmi spezzati e suoni glitch che riflettono lo stile distintivo di Charli XCX. Il brano è un viaggio nostalgico attraverso una delle epoche più iconiche della cultura pop, con un sound che ricorda “Take it off” di Ke$ha.

Everything is Romantic è una ballata elettronica che esplora la bellezza e la fragilità dell’innamoramento. Con una produzione eterea e testi poetici, Charli XCX crea un’atmosfera sognante che avvolge l’ascoltatore. Il contrasto creato dalla voce delicata, i beat ritmati mixati a suoni elettronici quasi spaziali e gli archi che aprono il brano danno vita a una traccia ricca di sfaccettature.

Rewind esprime il desiderio di tornare indietro nel tempo e rivivere esperienze passate. Con una produzione caratterizzata da sintetizzatori dreamy e un beat rilassato, la canzone crea un’atmosfera nostalgica e riflessiva.

So I è una traccia di introspezione che esplora temi di identità e autoaccettazione. Si distacca leggermente dagli altri brani con una produzione minimalista ma estremamente potente a livello comunicativo. Il focus è sulla voce di Charli XCX che trasmette vulnerabilità e forza. Questo brano dimostra la capacità dell’artista di trattare temi personali con profondità e autenticità.

Girl, So Confusing è un brano pop energico che parla della complessità nell’essere una ragazza e nell’interagire con le altre ragazze. Con un ritornello orecchiabile e una produzione vibrante, Charli XCX crea un pezzo che è tanto divertente quanto riflessivo. I testi parlano delle incomprensioni e delle emozioni contrastanti che possono sorgere, esprimendo frustrazione e affetto in egual misura.

Apple è provocatoria e sensuale, con una produzione audace che mescola elementi di pop e R&B. Charli XCX esplora temi di desiderio e tentazione, utilizzando testi evocativi. Il titolo stesso è una chiara reference alla mela proibita mangiata da Eva nella Genesi, accompagnato da una performance vocale magnetica.

B2b (Back to Back) è un brano energico che celebra le serate in discoteca e l’euforia che si crea in quei contesti. La produzione è caratterizzata da bassi potenti, sintetizzatori pulsanti e ritmi incalzanti che creano un’atmosfera elettrica. I testi parlano di ballare tutta la notte, lasciandosi alle spalle le preoccupazioni quotidiane. Charli XCX offre una performance vocale dinamica e coinvolgente, rendendo “B2b” un inno al clubbing.

Mean Girls affronta il tema del bullismo e delle dinamiche sociali tossiche con una produzione potente e di sfida. La traccia è caratterizzata da ritmi aggressivi, sintetizzatori taglienti e un ritornello incisivo. I testi esplorano le esperienze di essere vittima di bullismo, esprimendo i momenti di demoralizzazione e quelli di resilienza. “Mean Girls” è una forte critica, riflettendo le esperienze personali e le osservazioni sociali dell’artista.

I Think About It All the Time riflette sui pensieri e sui sentimenti dell’artista riguardo al futuro, in particolare rispetto alla maternità. In un’intervista per Rolling Stone, Charli XCX ha dichiarato che questa canzone è stata fortemente ispirata da una delle sue amiche più strette, Noonie Bao, quando ha avuto un figlio. La canzone esplora le incertezze e le domande esistenziali di Charli su quando o se dovrebbe prendere questo passo nella sua vita. È un pezzo estremamente vero e personale che delinea la riflessione “Am I less of a woman?” rispetto al volere o meno avere figli. 

365 chiude l’album facendo riferimento a un ciclo interminabile di party e clubbing che vanno avanti durante tutti i 365 giorni dell’anno. Questo brano fa riferimento alla traccia di apertura “360” (entrambi i titoli condividono le prime due cifre), che è campionata in questa canzone, suggerendo così che “Brat” sia una sorta di loop. Questa stessa operazione era stata applicata anche nell’album omonimo di Charli del 2019, che inizia con “1999” e termina con “2099”.

Nel complesso, “Brat” è un progetto che riflette la complessità e la multidimensionalità di Charli XCX come artista, capace di combinare elementi di pop, elettronica e avanguardia in un modo che è allo stesso tempo accessibile e profondamente personale.


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Billie Eilish: La recensione di “Hit Me Hard And Soft”

  • Billie Eilish – Hit Me Hard And Soft
  • 17 maggio 2024
  • ℗ Darkroom / Interscope Records

A tre anni di distanza da “Happier than Ever”, Billie Eilish e Finneas tornano con “HIT ME HARD AND SOFT”. Con questo album, i due fratelli volevano andare più a fondo, uscire dalla propria comfort zone. Questa scelta li ha portati a confrontarsi anche con momenti in cui non si sentivano allineati, a grandi liti, e ha sicuramente messo alla prova la loro relazione di artisti e fratelli, come raccontano in alcune interviste, tra cui quella per Apple Music con Zane Lowe. Tuttavia, questa esperienza ha decisamente permesso loro di cambiare l’approccio alla parte creativa della realizzazione di un album, portando un prodotto nuovo.

Il punto centrale della ricerca dietro questo album è stato trovare se stessi. Finneas ha chiesto a Billie di “open up the door” per lui, cercare di farlo entrare per capire cosa stesse sentendo e di cosa avesse paura. Non è sempre facile comunicare queste sensazioni, specialmente se noi stessi non riusciamo bene a identificarle. Per facilitare questa indagine introspettiva hanno deciso di registrare in un piccolo studio a casa, “side by side”, facendosi guidare da un’ atmosfera più rilassata, cercando il più possibile di non percepire questo progetto come lavoro ma come “hanging out”, un’attività divertente tra fratelli.

Sentendosi spesso non in sintonia, l’esperienza di indagare nuovamente la propria identità si è rivelata molto complessa: Billie spiega che ha sempre avuto problemi con il processo creativo, ma che Finneas ha bisogno di comprendere a fondo le emozioni dell’artista con cui collabora per poter lavorare su qualsiasi progetto in modo efficace. Finneas ha quindi cambiato atteggiamento cercando di essere paziente e di lasciare a Billie più spazio così che lei potesse trovare il modo di esprimersi e questo compromesso ha evidentemente dato i suoi frutti.

Hanno creato un gioco chiamato “fart or fear” che utilizzano come parametro quando ascoltano della musica: una canzone rientra nella categoria fart quando, secondo loro, l’artista è sicuro di sé, sa di essere bravo e gli piace ciò che ha prodotto, mentre fear sta per il dubitare e rischiare. Entrambe le categorie possono essere sia negative che positive. Fanno l’esempio dell’album “WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?” che rientra nella categoria fear per tutte le novità che hanno introdotto e di cui non erano del tutto sicuri, mentre “Happier than Ever” lo giudicano fart perché, mentre lo realizzavano, avevano la sensazione di sapere dove stessero andando e di aver raggiunto un livello artistico soddisfacente, nonostante qualche crisi d’identità.

Per quanto riguarda “HIT ME HARD AND SOFT”, il concept che lega tutte le canzoni presenti nell’album è il percorso di ricerca dell’identità di Billie, che ormai sa chi è, anche se c’è una parte di lei che è ancora incerta e guarda alla Billie del passato. Questo concetto viene riassunto nei versi “but the old me is still me and maybe the real me and I think she’s pretty” in “SKINNY”, la canzone che apre l’album.

Finneas e Billie raccontano di aver iniziato a lavorare su questo progetto prima ancora che qualcuno glielo imponesse, rendendo il lavoro meno pesante e dando modo alla creatività di uscire e svilupparsi spontaneamente. L’approccio creativo è stato diverso rispetto ai precedenti album: Finneas spiega che solitamente procedevano iniziando e finendo una canzone alla volta ma, in questa occasione, hanno lavorato su una canzone per un po’ e, quando sentivano di stare arrivando vicini a un livello di soddisfazione o saturazione creativa, si fermavano e iniziavano a lavorare su un’altra.

Il motivo principale era mantenere l’inventiva viva, con il criterio che se, tornando su una canzone dopo tre settimane, non avessero sentito le stesse emozioni, l’avrebbero bocciata e avrebbero ricominciato da capo, operando come sarti che tagliano e cuciono le parti più convincenti per eliminare quelle scartate. Questa necessità nasce dal metodo utilizzato per “Happier than Ever”, che era praticamente opposto: avevano la pressione data dalle tempistiche stringenti, i brani erano molti di più (16 canzoni) e in generale sentivano di essersi presi troppo “sul serio”. 

Hit Me Hard And Soft

“SKINNY” è la canzone che apre l’album e, in quanto tale, pone le basi per permetterci di capire quale sia il tema principale che connette tutte le canzoni: l’identità. Con questa canzone veniamo cullati, inizialmente dalla chitarra che accompagna la voce di Billie, molto dolce. Ci si può facilmente immaginare una conversazione tra la Billie del passato e quella del presente, con la delicatezza di chi si vuole bene ed è piena di domande, come “do you still cry?” in un percorso di accettazione che culmina nel verso “but the old me is still me and maybe the real me and I think she’s pretty”, il quale racchiude il senso dell’intero album. Gli archi accompagnano verso il finale della canzone con un piacevole e inaspettato cambiamento, dato dal beat che non è altro che l’introduzione della prossima canzone, “LUNCH”.

Legata al finale di “SKINNY”, questa canzone si apre con un beat e un giro di basso molto accattivanti, a cui poi si aggiungono anche la batteria e la chitarra. “LUNCH” è un’accurata metafora di un’emozione che prende il sopravvento e il controllo. Scritta dopo una conversazione con un’amica che descrive il sentimento pressoché bestiale, il magnetismo e l’attrazione provate per una persona, quasi paralizzanti come descritto dal verso “she’s the headlights I’m the deer”. La frase chiave della canzone è “I can buy you so much stuff it’s craving not a crush”, che dipinge perfettamente come per questa persona si sia disposti a fare di tutto, mossi da una febbre istintuale.

Questa canzone è un tentativo di prendersi meno sul serio, spiega Billie, non essere sempre seri e vulnerabili come avevano fatto per “Happier than Ever”, ma cercare di abbracciare la propria parte più “cringe and playful”. Billie voleva che in generale le canzoni non fossero facilmente interpretabili, ma che ognuno potesse trovare la propria interpretazione senza ascoltarle e dire “ok so esattamente di cosa sta parlando”, sostenendo che oggi tutti sappiano tutto di qualsiasi cosa e che non c’è più spazio all’immaginazione e all’interpretazione personale perché ad ogni domanda c’è qualcuno pronto a fornire la risposta, che è una e unica.

In Chihiro basso e beat sono la struttura portante del brano, ma più “laid back” rispetto a “LUNCH”. Il ritornello “open up the door” nasce improvvisando e giocando con gli effetti vocali. È una richiesta estremamente semplice ma intrisa di una potenza emotiva notevole: si chiede il permesso di entrare nell’interiorità di qualcuno attraverso l’immagine quotidiana, familiare della porta. Tutti i vocals sono stati registrati con il feedback degli speaker perché a Billie piaceva di più la versione che sentiva dal proprio iPhone rispetto alla versione “pulita” sistemata da Finneas; in particolare è stato molto apprezzato il noise prodotto dal feedback, aggiungendo effetti come il delay. Con questa canzone Billie sperimenta il “performing while writing”, ossia il processo di creazione, anche del testo, avveniva spontaneamente mentre Billie improvvisava con il microfono in mano, aiutandola a superare le sue difficoltà nel comunicare.

Birds of a Feather presenta due anime: una che voleva commuovere e una che cercava di comunicare spensieratezza. Questo contrasto ben riuscito è dato dalla base piuttosto ritmata e ballabile, in contrapposizione con un testo pieno di emozione. In questa canzone, Billie sperimenta un nuovo modo di cantare. Finneas le mostra come registrare da sola e come accompagnarsi. Billie è molto meticolosa e critica sui suoi vocals e cerca sempre di prendere le singole parole meglio eseguite da diverse registrazioni. Riesce inoltre a raggiungere una nota altissima, che la rende davvero orgogliosa di aver preso quel rischio e di aver provato da sola, perché in presenza di Finneas avrebbe sempre avuto dell’imbarazzo, nonostante il loro rapporto.

“WILDFLOWER” esprime una sensazione complessa e devastante, riassunta dal verso “I know that you love me, you don’t need to remind me”. Ogni parola di questa canzone apre una ferita sempre più profonda. In amore, il punto è proprio far sapere all’altra persona quanto la si ama, e sentirsi dire una frase del genere esclude completamente, non lascia più spazio a repliche di alcun tipo. Con quella frase si comunica che non si ha bisogno di essere rassicurati sui sentimenti dell’altro, ma che il problema è la presenza di un sentimento che non può essere scacciato, un costante pensiero, uno stato di “overthinking”. Si costruisce un’immagine di amore a senso unico, in cui si è consapevoli: “Did I cross the line?” “I see her in the back of my mind.”

Non parla di tradimento, ma di un pensiero assillante. Questo stato è espresso anche dal crescendo della batteria e del secondo chorus, che va sempre più in alto per poi tacere improvvisamente per lasciare spazio al verso “Do you see her in the back of your mind? In my eyes.” È come se a questo punto il pensiero abbia preso il sopravvento e abbia contaminato anche l’altra persona, la canzone si conclude con la ripresa, come se non ci fosse davvero alcuna via d’uscita.

The Greatest è il brano che più di tutti mostra quanto Finneas e Billie siano cresciuti artisticamente. È il cuore dell’album e il brano che lo rende davvero completo. Billie e Finneas raccontano di essersi sentiti “risvegliati” da questa canzone, passando dal vivere al comprendere la vita. Volevano descrivere la sensazione brutale di essere feriti da una persona che si ama profondamente, il momento della delusione in cui ci si accorge che la persona amata non desidera seguire la stessa strada in quello che è un vero e proprio climax.

Viene raccontata la speranza riposta nel possibile cambiamento, con l’attesa di questa persona, per poi però comprendere che non sarà mai disposta a compiere gli stessi sacrifici. La pazienza e il compromesso “all my love and patience” non sono corrisposti “doing what’s right, without a reward” “just wanted passion from you, just wanted what I gave you” e si rivelano “unappreciated”. La parte più esasperante a livello sentimentale è capire che questa persona aveva davvero tutte le caratteristiche per essere quella perfetta, ma semplicemente non ne è capace “you said your heart was jaded, you couldn’t even break it” “you could have been the greatest”, condizione davvero solitaria e triste, ma anche di presa di coscienza delle proprie qualità “man, am I the greatest”.

“L’AMOUR DE MA VIE” rappresenta la condizione opposta di “THE GREATEST”. Il testo diventa sempre più tagliente, mostrando quasi un narcisismo oltraggioso. La persona in questione non ha paura di ammettere con serenità che si è presa gioco dell’altra, confessando che ha mentito: “I told you a lie when I said you were the love of my life”. Questa canzone voleva essere una canzone nella canzone, permettendo agli ascoltatori di cogliere collegamenti con le altre tracce. È stata scritta con libertà e leggerezza, con la volontà di tornare a quando la musica non era solo lavoro ma, prima di tutto, una passione, portata avanti con piacere e spensieratezza, tant’è che non presenta una struttura rigorosa ma ci sono variazioni, parti in cui si gioca con i beat e l’effettistica, rendendola sicuramente un brano particolare e che si distacca leggermente dagli altri. 

“THE DINER” è una canzone che riflette sull’essere umano, sulle nostre debolezze e ossessioni, la parte forse un po’ più oscura. Finneas e Billie la descrivono come imperfetta, ma hanno deciso di non cambiarla troppo rispetto a come era nata, proprio perché la versione più “grezza” risultava più soddisfacente di quella ripulita. Sono stati utilizzati dei beat lo-fi e molti effetti come il delay e il reverb sempre adottando la modalità del registrare con l’iPhone per poi riascoltare il prodotto finale dagli speaker.

Bittersuite ci accompagna verso la fine con una dualità musicale che inizia in modo etereo e cresce lentamente, solo per essere interrotta da una calma improvvisa che disorienta e risulta piuttosto estranea. Nonostante ciò, il testo continua a dipingere immagini oniriche, il sogno, la fantasia e a esplorare la doppia natura dell’amore. Inoltre, riprende i temi delle canzoni precedenti con versi come “l’amour de ma vie”, “love so bittersweet”, e “open up the door for me”. La conclusione sfuma nella voce e si conclude con un suono deciso che collega il finale al bridge di BLUE. Questo chiude il cerchio e conferisce un senso di completezza aprendo e chiudendo l’album.

Nonostante sia l’ultima traccia dell’album “BLUE” è la prima canzone che Finneas e Billie hanno scritto. Nasce da due brani già esistenti, “Born Blue”, originariamente destinata a “Happier than Ever” ma successivamente scartata, e “True Blue”, composta da Billie e Finneas quando avevano rispettivamente 14 e 18 anni. Nel 2022, “True Blue” è trapelata, causando inizialmente fastidio e irritazione in Billie poiché era una canzone incompleta e da tempo dimenticata. Tuttavia, riascoltandola, ne riconosce il potenziale. Con Finneas, decidono quindi di riscrivere il testo, senza successo, finché Billie non inizia a improvvisare canticchiando “Born Blue”.

È quindi riesumando e combinando questi due brani con l’aggiunta dello stesso motivo che ricorre nel bridge di “THE GREATEST” e nell’introduzione di “SKINNY” che la canzone viene portata a compimento, raccogliendo riferimenti a tutte le tracce precedenti. Ritorna “open up the door” ma è chiaro che il character development è ormai arrivato alla fine del percorso “it’s over now”, e ci viene data la possibilità di immaginare la prossima evoluzione introdotta dalla domanda finale “but when can I hear the next one?”.

Finneas e Billie dichiarano di sentirsi come se davvero avessero dato tutto ciò che avevano con questo album e di essere finalmente liberi di esplorare nuove direzioni creative. “HIT ME HARD AND SOFT” rappresenta un notevole sviluppo artistico per Billie Eilish e Finneas, evidenziando la loro crescita nelle scelte musicali, di produzione e scrittura. In generale la complessità dei temi che avvolgono queste tracce diventa un mezzo davvero immediato per immedesimarsi e riconoscere domande e sensazioni completamente appartenenti all’essere umano. 


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