Black Pumas: la recensione di “Chronicles of a Diamond”

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Review

Voto
7.8/10
Overall
7.8/10
  • Black Pumas – Chronicles of a Diamond 
  • 27 ottobre 2023 
  • Ato Records 

Il secondo album è sempre il più difficile. Ascoltando quello firmato Burton&Quesada è subito chiaro che il duo di Austin, nonostante le altissime aspettative, (Cinque le candidature ai Grammies collezionate con il loro omonimo album di esordio), Non solo non ha ceduto all’ansia da prestazione, ma si è divertito un mondo. Dal punto di vista cantautoriale questo disco è un inno all’amore e alla vita, semplice ed elegante ma con prospettive fresche ed inedite. Il soul psichedelico a cui faceva riferimento il primo lavoro si è evoluto anche grazie all’apporto del co-produttore John Cogleton ( Bombay Bicicle Club, Franz Ferdinand, Gossip, Killers and much more), ben riconoscibile nelle ritmiche molto più catchy, traghettatore della band verso nuove sperimentazioni sonore che rendono questo disco deliziosamente variopinto. 

La Opening Track “More Than a Love Song”, gioiosa e coinvolgente, ci fa subito capire che Quesada, tra leggeri cori gospel, chitarre distorte ed ipercompresse e dolcissimi archi, è capacissimo di uscire da certi clichet vocali e metrici propri del genere di provenienza regalandoci persino una coda parlata degna di Alex Ebert.

Black Pumas

 Nella successiva “Ice-Cream” si esprime in un falsetto di Princeiana ispirazione a cui abbina un controcanto dalla soluzione ritmica fresca. Arpeggi di sinth, ancora chitarre distorte e pettinate: praticamente gli Mgmt in chiave R&B. Inaspettata, elegante e jazzy ci sorprende poi “Mrs. Postman” con il suo riff di piano che strizza l’occhio al Wu-Tang Clan di C.r.e.a.m. 

Segue poi la Title-Track “Chronicles of a Diamond”, la più aderente ai primi Black Pumas, se non fosse per la voce filtrata che ci accompagnerà più volte all’interno del disco.  “Angel”, crepuscolare ed onirica, quasi cinematografica( si legga Eddie Vedder), ci traghetta verso un mattino di nebbia e speranza. Avete già aggiunto Sauvignon alla vostra playlist “Sex” ? 

Il disco scorre senza altre grandi virate fino a chiudere in bellezza con “Rock and Roll”: ossessiva,stellare, di doorsiana memoria, perfetta per far scendere i titoli di coda su questo riuscitissimo album, senza dimenticare il fondamentale apporto di Shawn Everett al mix (vincitore di 6 grammies). 

I Black Pumas sono tornati e sono l’evoluzione di loro stessi. Nonostante il genere non regali nulla di straordinariamente nuovo al panorama musicale, “Chronicles of a Diamond” è sostanzialmente un disco piacevole da ascoltare dall’inizio alla fine, con le sue sorpresine sparse qui e là. La strada imboccata è quella giusta: nel prossimo lavoro, speriamo che i nostri spingano ancora di più sull’acceleratore della sperimentazione sonora.

/ 5
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