Boygenius: La recensione di “The Record”

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  • Boygenius – The Record
  • 31 Marzo 2023
  • ℗ Interscope Records

“Chi sarei senza di te, senza di loro?” è l’inizio perfetto per uno dei dischi che più aspettavamo fino ad ora. La prima volta dei Boygenius, trio formato da Lucy Dacus, Julien Baker e Phoebe Bridgers, è avvenuta nel 2018 con il loro EP omonimo. Dopo quell’episodio le tre artiste sono esplose singolarmente con le loro carriere soliste, pubblicando rispettivamente Historian, Little Oblivion e Punisher.

Il gruppo aveva iniziato a lavorare a questo disco nel 2020 durante delle sessions ai Shangri-La Studios di Malibu, che nel corso degli anni hanno ospitato artisti come “The Avett Brothers, Bob Dylan, Neil Diamond” e tanti altri. Alla produzione sono stati chiamati principalmente Melina Duterte e Ethan Gruska e anche la band che le ha affiancate per tutte le sessions ha dei nomi abbastanza importanti nella scena indie della West Coast. L’atmosfera che si è creata durante queste sessions e il rapporto fra le tre artiste ha portato allo sviluppo di uno dei dischi probabilmente più importanti di quest’anno, se non il più importante. Con diversi richiami e omaggi ad artisti di epoche musicali passate, abbiamo i Nirvana, The Cure, Simon & Garfunkel, Leonard Cohen, il disco esplora tematiche come l’amore e l’amicizia, su atmosfere principalmente folk e lo-fi, con piccole striature di punk e strati di chitarre distorti alt-rock.

“Without You, Without Them” è un inno all’amicizia sotto forma di armonie vocali da parte di tutto il trio. La canzone non ha bisogno di strumenti musicali, poiché la voce e la verità sono gli strumenti migliori per questo tipo di canzone. “$20”, rilasciata come singolo il 18 gennaio 2023, è più movimentata, introduce chitarre distorte e sezioni ritmiche veloci, che fanno da trampolino di lancio per una serie di strati vocali caotici. La traccia, scritta da Julien Baker, è frizzante, ironica, ma con un alone al limite tra il nostalgico e il malinconico.

“Emily I’m Sorry” è la traccia uscita insieme a “$20”, come singolo alla fine di gennaio. È una traccia in perfetto stile Bridgers, elementi folk, i testi quasi sussurrati, arricchiti da sezioni armoniche strappa-cuore, in questo caso cantate da Julien Baker e Lucy Dacus. “True Blue”, scritta proprio da Dacus, è una dedica a cuore aperto ad una relazione tanto forte quanto sofferente. “Non posso nascondermi da te come mi nascondo da me stessa”, cantano le tre componenti del gruppo, e ancora “Chi ha vinto la battaglia? / Non so, non teniamo il punteggio”. 

“Cool About It” ricalca lo stile sonoro Folk di Emily I’m Sorry, ma in maniera ancora più minimale. È una ballata semplice: Voci, chitarra acustica, banjo e poco altro, nata dalla penna di Phoebe Bridgers che racconta la fase finale di una relazione. “Not Strong Enough” è pervasa da un’atmosfera sognante, caratterizzata dalla brillantezza delle chitarre acustiche e da uno stile d’arrangiamento un po’ retrò, che non sempre è un fattore negativo. In questa traccia sbattiamo contro il problema del sentirsi inadeguati, in questo caso nei confronti di un partner. “Non sono abbastanza forte per essere il tuo uomo / Ho provato, non posso”.

“Revolution 0”, come Emily I’m Sorry, ha molto dei lavori da solista di Bridgers, così come “$20” riflette l’ultimo progetto di Baker. La cosa veramente importante è che nonostante tutto, riescono a trovare uno spazio tutto loro all’interno del disco. “Se mi ami, ascolterai questa canzone”, inizia così “Leonard Cohen”, ottava traccia di “The Record”. Qesta è forse la traccia in cui le citazioni ad artisti del passato viene percepita di più, probabilmente per colpa del titolo. Su un pattern di chitarra acustica e basso, Dacus, vive tutti gli aspetti di una relazione in una chiave erotica e ironica.

“Satanist” torna nuovamente sugli stili di Baker. “Fai un mutuo sulla tua anima per comprare la casa dei tuoi sogni per le vacanze in Florida”. Ritmiche punk si mescolano perfettamente con un botta e risposta fra chitarre cruncy e chitarre pulite, mentre il trio mette da parte il cantautorato, in favore di una canzone che ti fa venire voglia di urlare al mondo tutti gli errori del genere umano.

In “We’re in Love”, Dacus si fonde perfettamente con il suono ovattato del piano. “Potresti davvero spezzarmi il cuore / Ecco come so che siamo innamorati” è una frase tanto semplice quanto efficace per comprendere la potenza di questa canzone, ma l’apice di questa arriva subito dopo. “Non ho bisogno di una cicatrice / quindi metti giù il coltello”, come per suggerire che, per ferire una persona non serve per forza lasciare un segno sulla pelle. “Anti-curse” nasce da una brutta esperienza di Baker, in cui è quasi annegata. “Sale nei miei polmoni / trattengo il respiro / faccio pace con la mia inevitabile morte”. 

La traccia di chiusura del disco è quella che colpisce maggiormente. “Letter To An Old Poet” è delicata, ma allo stesso tempo Phoebe Bridgers riesce a tirare fuori dal testo un dolore che solo lei sa esternare. Come la maggior parte delle canzoni sulla parte finale di questo LP, l’arrangiamento non è nulla di mastodontico, prova del fatto che per emozionare non servono strati su strati su strati di strumenti. 

Voto: 8.9/10

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