Boygenius: La recensione di “The Rest”

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  • The Rest – Boygenius
  • 13 Ottobre 2023
  • ℗ Boygenius / Interscope Records

Dopo soli sei mesi dall’uscita di “The Record” il trio torna con del materiale completamente nuovo di zecca per coronare la fine del suo primo tour. C’è una cosa all’interno delle dinamiche di questo gruppo, che va oltre la ‘Top 10’ di Billboard, o un concerto al Madison Square Garden, o ancora essere tra gli ospiti principali del Coachella. Ognuna di loro si completa a vicenda. Ogni traccia contribuisce a rendere sempre più chiaro quanto forte sia il rapporto di amicizia fra le tre. Quella delle Boygenius è un’amicizia che va oltre la musica, di quelle che poche volte nella vita ti capita di avere. Di quelle che salgono con te sul treno e ti restano accanto lungo tutto il viaggio. 

Boygenius

Sebbene tutte e quattro le tracce ritornino su vecchie tematiche, già affrontate in passato dal gruppo, le tracce sono tutte nuove e non frutto di sessioni dei progetti precedenti. “The Rest” è stato concepito a Maggio, insieme ai collaboratori di sempre. Registrato tra Los Angeles e Nashville, tra gli storici “Sound City Studios” e il “Blackbird Studios” il trio è stato guidato alla produzione da Ethan Gruska, Tony Berg, Calvin Lauber, Jake Finch e Collin Pastore. L’unione artistica insomma, non è avvenuta solo tra i componenti del gruppo, ma anche tra i loro produttori. 

Nell’apertura del disco, “Black Hole” la voce di Julien Baker fa i conti con una melodia mononota, prima che le ritmiche intricate delle percussioni portino alle armonie vocali di Phoebe e Lucy. “A volte ho bisogno di sentire la tua voce”, cantano verso il finale, prima che la traccia si dissolva nei suoni squillanti delle sirene. 

“Non tutti hanno la possibilità di vivere una vita che non è pericolosa” canta Dacus in “Afraid Of Heights”. È una midtempo dai toni caldi (nonostante l’argomento), costruita su pattern sonori country. Lo strumming di chitarra elettrica clean crea il canale perfetto per le melodie di lap steel, mentre Lucy, Phoebe e Julien riflettono sul tema della morte.

“Voyager” è probabilmente una delle tracce più importanti. Rappresenta la chiusura di un cerchio apertosi oramai cinque anni fa, nel primo EP del gruppo, dove la Bridgers si trovava persa in una relazione caotica. “Camminare da sola in città / mi fa sentire come l’uomo sulla luna”, cantano tutte e tre insieme. È il punto in cui più di tutti Phoebe ha bisogno di cantare con le sue amiche/colleghe, perché è riuscita a tornare con i piedi per terra, è anche merito loro. 

Lo strumming acustico di “Powers” è un richiamo voluto a “The Record”, uscito lo scorso marzo. Il crescendo emotivo passa tutto per le sei corde di quella chitarra acustica, prima che la traccia esploda in armonie vocali, sezioni di trombe “Il ronzio del nostro contatto, il suono delle nostre collisioni”. Questa frase fa letteralmente esplodere la canzone come quella cometa di cui parlano. È un invito a guardare le cose belle, perché spesso durano poco. 

Voto: 7.7/10

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