Bud Spencer Blues Explosion: La recensione di “Next Big Niente”

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next big niente

Review

Voto
7.6/10
Overall
7.6/10
  • Next Big Niente – Bud Spencer Blues Explosion
  • 27 Ottobre 2023
  • ℗ La Tempesta Dischi

È evidente fin dal loro nome la volontà di non prendersi troppo sul serio. Infatti, i Bud Spencer Blues Explosion hanno tratto parte del loro sound da uno dei capisaldi del blues moderno (i Blues Explosion di Jon Spencer), molto marcato nel primo album omonimo, per poi accentuare maggiormente la loro anima rock nei seguenti “D.O.I.T.” e ancora nel più alternativo “BSB3”, fino ad accennare in “Vivi Muori Blues Ripeti” una psichedelia che risulterà predominante nel loro ultimo lavoro.

“Facciamo canzoni esattamente come ci piacciono, senza rendere conto a nessuno. Altrimenti non avremmo motivo di esistere”. Ed è proprio qui che si colloca quindi “Next Big Niente”, un album complesso fin dalla prima traccia, una sorta di intro sospeso di più di due minuti e mezzo. L’influenza costante e prepotente del nuovo progetto del cantante chitarrista Adriano Viterbini, ovvero I Hate My Village, pervade tutte le tracce, mostrando un’evoluzione del duo romano verso lidi diversi. Non c’è più la base preponderante blues o alt rock al quale Viterbini e Petulicchio ci avevano abituato, ma una costante sperimentazione sonora che disorienta al primo ascolto, ma cattura subito dopo e si esalta col passare del tempo.

Con “Medioriente” si viene proiettati in atmosfere arabeggianti, in un trip di suoni accompagnati da un testo critico alla base, ma impenetrabile nel suo profondo. Il potente e costante suono del basso fa da sfondo ad una musica contorta ed al contempo celestiale, interrotta quasi a metà brano, per poi riprendere, intrecciando la precedente melodia a nuovi suoni acidi.

Le otto frasi che compongono i tre minuti e mezzo di “Insynthesi” proseguono la follia del precedente pezzo, esaltando una psichedelia, che permea l’intero album, con tratti noise nel finale.

Il viaggio prosegue senza variazioni con “Stranidei”, sospesa come le parole scandite dalla voce di Viterbini. La successiva “Sabroso Tapas Bar” è la prima delle cinque strumentali che completano il percorso. Qui le atmosfere sono ancora più mistiche, con una melodia che accompagna fino al termine, sfumata solo dall’uso sapiente dei synth.

“Miku五” è un’improvvisazione con campionamenti vari, totalmente strumentale ad eccezione di qualche termine pronunciato in giapponese, da voci che sembrano extraterrestri. Sono sicuramente i sei minuti più complessi e sperimentali dell’intero album, con richiami a motivi già ascoltati nei precedenti brani, stravolti e trasformati in pezzi noise elettronici. Emblematico il nome: letteralmente, infatti, indica la quinta jam ed è facile concordare sul fatto che non poteva esistere nome più azzeccato. La successiva “Vandali” prosegue la “schizofrenia” precedentemente ascoltata, un’altra breve follia strumentale di poco più di due minuti, dove però ci si avvicina nuovamente al concetto di canzone.

Si torna ad una maggiore canonicità, se di questo si può parlare con la nuova sonorità dei Bud Spencer Blues Explosion, con “Come Un Raggio”. La musica oscilla tra un blues rock acido ed un trip psichedelico a tinte noise, con un testo che enfatizza l’introspezione enigmatica voluta dalla band, che ci invitano a ricordare che tutto “quello che cerco ce l’ho dentro”.

I primi venti secondi di “Camper” sembrano simulare il rumore di una radio che non trova la giusta stazione, per poi passare ad uno stilema alt rock più standard. A metà, però, il tema cambia radicalmente: dopo un’altra breve jam “rumorosa”, l’atmosfera diviene più rarefatta e ci si lascia coccolare da una melodia che ricorda un carillon, accompagnato da suoni e rumori analogici ed elettronici. Questi intrecci si dissolvono nel finale, aumentando il senso di inquietudine e stupore, che rende questo brano uno dei migliori dell’intero album.

La chiosa finale spetta a “Gerrili”, un outro rock & roll di meno di un minuto, totalmente avulso dal contesto di “Next Big Niente”, ma meravigliosamente giusto.

Un disco contorto, inaspettato, ma sorprendente. Tendenzialmente tutto ciò che ci si aspetta da una band in continua evoluzione.

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