Casual Boots: La recensione di “Rainbow Night”

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Review

Voto
6.9/10
Overall
6.9/10
  • Rainbow Night – Casual Boots
  • 22 Ottobre 2023
  • ℗ Casual Boots

Il duo di Ancona, composto da Massimo Scoposki, alla chitarra e voce, e Simone Buoncompagni, alla batteria, torna per la seconda volta nel 2023 con Rainbow Night. Un secondo EP, a nove mesi di distanza dal loro progetto di debutto, dal titolo Casual Boots.

L’identità della band è profondamente radicata all’interno dell’ambiente musicale inglese di fine anni ’80, dal nome, riferimento alla ‘casual culture’ fino alla palette sonora, che mescola insieme elementi garage-rock e post-punk. “Rainbow Night” è uno spettacolo fiabesco, in cui i problemi reali prendono le sembianze di mostri, malefici e incubi. Il duo cerca di contrapporsi al grigiore dei giorni nostri, come uno Starman bowieniano che vede, impotente, il mondo autodistruggersi da lontano. 

Il progetto è stato lavorato tra Agosto e Settembre del 2023, al Mara’s Cave studio dove sono avvenute registrazioni, mix e master. Uno dei dettagli migliori di questo progetto risiede nella struttura delle tracce. I Casual Boots riescono a conservare l’identità di duo, dando pochissima importanza a tutto ciò che non sia Voce, Chitarra e Batteria. 

Casual Boots

Il disco si apre con “Rainbow Night”, la traccia che probabilmente più incarna l’atmosfera di questo disco. È una ballad dai toni squillanti, in cui viene adottata una tecnica piuttosto utilizzata durante la prima era punk, quella dei testi ripetitivi, utilizzati per fissare i concetti. 

Nel movimentato tributo a “William Burroughs” le stratificazioni di chitarra assumono tratti cupi e cavernosi, mentre Scoposki fischietta sul charleston di Buoncompagni.

La traccia di chiusura del disco “Monster in Me”, si trasforma in un film horror anni 50, in cui chitarre crunchy e voci affogate nel riverbero disegnano l’immagine di un mostro che esce dalla palude. Scoposki sceglie lo spoken word, per ballare sulle sezioni ritmiche della traccia migliore di “Rainbow Night”. “Roses and Thorns” è forse il pezzo che funziona meno. Nonostante un testo impegnato, in cui vengono raccontati i disagi giovanili, la traccia non riesce ad ottenere il risultato sperato. 

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