Chromosphere: La recensione di “Julia”

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Julia

Review

Voto
7.6/10
Overall
7.6/10
  • Chromosphere – Julia
  • 13 Febbraio 2024
  • ℗ No Sense Of Place Records

L’underground italiano dimostra ancora una volta, di trovarsi in un ambiente rigoglioso per la musica elettronica. Chromosphere, all’anagrafe Marco Mongelli, non è altro che l’ennesima conferma. Il produttore/polistrumentista pugliese, classe 95, bazzica nella scena underground da ormai sette anni. Il primo “ruggito” discografico arriva proprio nel 2017 quando, sotto l’ala di No Sense of Place Records, pubblica il suo primo EP, dal titolo “Interference”. Da quel momento mette in fila una serie di progetti, per lo più singoli e EP, supportati da un tour tra Italia e Germania. Sotto la stessa etichetta, pubblica oggi un nuovo EP, dal titolo “Julia”. Un mini album di sei tracce. 

“Julia” esplora sonorità nuove. L’elettronica moderna, si ritaglia uno spazio più piccolo, nonostante sia il vero e proprio scheletro di questo progetto, dando spazio a elementi presi in prestito dal synth-pop, e scelte di gran lunga più tradizionali, come sezioni di archi, unica componente non digitale di questo progetto. Se negli ultimi anni abbiamo assistito ad una corrente di artisti piuttosto “denigratoria”, nei confronti della musica “fatta al computer”, il progetto di Chromosphere, non è che l’ennesima conferma che la qualità di un disco viene dall’artista e non dalla strumentazione utilizzata.

Il disco, profondamente radicato nei sottogeneri dell’elettronica più disparati, dal downtempo all’ambient, vede la collaborazione con una fitta schiera di artisti italiani. Dario Tatoli (Makai), Paolo Palmieri (Lvès) e Tiziano Spadavecchia (Think’d). I demo, usciti dal computer di Mongelli, sono stati successivamente lavorati tra svariati studi, in cui sono state aggiunte le sezioni di archi e sviluppate le fasi finali del progetto, a cura di Tatoli e Palmieri, che ne hanno curato i mix e Spadavecchia che invece ha lavorato al mastering. 

Ascolta Chromosphere nella nostra playlist “Underground Italia”.

La ricercatezza dei suoni si percepisce dopo appena pochi secondi dall’apertura della prima traccia. “Barbara di Bosco”, costruita su un intricata, quanto sbiadita sezione ritmica è un susseguirsi di suoni ambient estremamente stratificati. La title track, non è da meno. Le leggere progressioni di piano, confluiscono in una traccia completamente abbandonata a sonorità tropical house.

In “Fractals” l’artista converte spunti jazz in sonorità acide sviluppate su beat trip-hop, prima di tornare alla techno di “Unstoppable”. “l.c.” è la traccia che attira di più l’attenzione, perché tra sintetizzatori eterei e percussioni cadenzate, Mongelli trova spazio per far danzare melodie acide e strutture di archi. Un vero e proprio duello tra il vecchio e il nuovo. A chiudere il disco (se non si considera il remix di Julia, nato da Francesco nitti (Caramel Chameleon)), è “Spin Off”. Le strutture di Synth prendono il sopravvento, creando una traccia dai toni Sci-fi, composta da campionamenti, droni e pulsazioni.

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