Depeche Mode: La recensione di “Memento Mori”

4 mins read
  • Depeche Mode – Memento Mori
  • 25 Marzo 2023
  • ℗ Venusnote Ltd. / Columbia Records

Il primo lavoro dei Depeche Mode, dopo la morte di Andy Fletcher, è un viaggio dentro un Synth-Pop “sporcato” da nuove sperimentazioni sonore e tematiche malinconiche, come la morte il poco tempo che passiamo sulla terra. Il loro quindicesimo progetto in studio era rimasto per diverso tempo in bilico, causa dei divari tra Martin Gore e Dave Gahan inizialmente, e causa della morte di Fletcher in seguito. Sebbene la scomparsa di quello che era il collante del gruppo abbia privato i Depeche di un grande musicista, d’altra parte, forse, è proprio la scintilla che ha fatto scoppiare l’incendio, generando uno dei loro migliori dischi dai tempi di “Playing the Angel”. 

Il disco è stato prodotto da James Ellis Ford, produttore storico degli Arctic Monkeys, e Marta Salogni, che ha lavorato a gran parte della discografia dei Glass Animals. 

La prima traccia dell’album “My Cosmos Is Mine” è un miscuglio di distorsioni, stomps e loop industrial. “Non giocare con il mio mondo / Non scherzare con la mia mente”, è il modo in cui inizia questo album, crescendo poi in una traccia politicamente impegnata in “Nessuna guerra, nessuna guerra, nessuna guerra”. In “Wagging Tongue” ci scontriamo con una canzone più melodica, costruita su arpeggi di sintetizzatore e grandissime sezioni ritmiche. “Ti incontrerò al fiume / o forse dall’altra parte”.

“Ghosts Again”, singolo di anticipazione del disco uscito lo scorso 9 febbraio, è un vortice di chitarre e strati su strati di sintetizzatore, “Sappiamo che saremo di nuovo fantasmi” canta l’ormai duo, ritratto nella copertina del singolo intento a giocare una partita a scacchi con la morte, come nel famosissimo film degli anni ‘50 di Ingmar Bergman, “Il settimo sigillo”. “Don’t Say You Love Me”, torna ad un’ambiente più oscuro, rispetto all’ottimismo di Ghosts Again, nonostante sia una canzone d’amore, con la voce cavernosa di Gahan che si abbandona a frasi come: “Tu sarai l’assasino / Io sarò il cadavere / Tu sarai il thriller / Io sarò il Dramma”.

“My Favourite Stranger” si concentra in un testo scarno, che lascia spazio a strati di synth e assoli di chitarra che vagano verso l’infinito, su ritmi più movimentati. In “Soul With Me” ci troviamo catapultati in angeliche melodie orchestrali e cori, con Martin Gore che genera una voce più morbida e melodica. “Caroline’s Monkey” è una delle canzoni che mantiene di più lo stile dei progetti precedenti dei Depeche, andando a prende, come anche nel caso di “Always You”, spunti dalla disco anni ’80. “People Are Good” si rifà ad alcuni spunti di “Music For The Masses”, introducendo suoni stridenti e bassi pulsanti a potenti sezioni ritmiche.

“Never Let Me Go” è minimalista e da Dancefloor, mentre Dave Gahan da sfoggio questa volta di una voce meno cavernosa, supportata da delle voci femminili in sottofondo. “Speak To Me”, chiude questo disco con orchestre campionate e bassi sintetizzati, Gahan torna a quella voce cavernosa che ha mantenuto per quasi tutto il disco. “Parlami, e io ti seguirò / Ti ho sentito chiamare il mio nome / Sdraiato, sul pavimento del bagno”.

Voto: 7/10

/ 5
Grazie per aver votato!
Previous Story

Lana Del Rey: La recensione di “Did you Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd”

Next Story

Tuesday Music Revival: Led Zeppelin IV – Led Zeppelin

Latest from Recensioni