Doug Paisley: La recensione di “Say What You Like”

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  • Doug Paisley – Say What You Like
  • 17 Marzo 2023
  • ℗ Outside Music

Tematiche senza tempo quali, amore, morte e dubbi esistenziali, smuovono le fondamenta di “Say What You Like”, quinto progetto in studio di Doug Paisley. I temi profondi del disco, combinati ad uno stile cantautoriale più maturo, si mescolano insieme al country tradizionale, costruito su leggere lap steel e chitarre acustiche. L’album rimane intimo sotto tutti i punti di vista, dal concepimento alle registrazioni. Doug lo interpreta e scrive tutte le tracce, mentre Afie Jurvanen, collaboratore storico dei Bahamas, che hanno dato supporto alle registrazioni, si fa carico dell’intero processo produttivo del disco del cantautore canadese. 

La traccia di apertura, nonché title-track, “Say What You Like”, è la perfetta definizione di quello che è questo disco. Un arpeggio classico di chitarra acustica, guida leggeri strati di organo e pianoforte, che si fondono in un pattern funky di chitarra elettrica. Se Dolly Parton avesse la voce da uomo, “Sometimes It’s so easy” sarebbe sicuramente una sua canzone. È un avvertimento al non guardare al passato: “Attento a non aprire vecchie scatole / O visitare le città in cui sei stato tanto tempo fa” canta Paisley.

Le linee melodiche blues di “Wide Open Plain” costruite su pattern funk di piano elettrico e chitarre acustiche spalancano le porte al testo più country di questo disco. C’è il viaggio, le grandi pianure e le notti stellate. “Rewrite History” è una canzone d’amore in balia dello scorrere inesorabile del tempo, supportata dai vocalizzi di Felicity Williams. Nessuna complessità o tecnicismo guida questa canzone, solo quattro accordi e la verità.

Le morbide sezioni ritmiche e la chitarra cruncy di “Almost”, danno slancio ad una pedal steel aperta e un testo che esplode di delusione: “Ho quasi raggiunto la cima della montagna / Ho quasi navigato attraverso il mare / Sono quasi stato qualcuno per qualcuno che mi ha amato”.

“If I Wanted To” strizza l’occhio al Bluegrass, mentre Paisley si scaglia contro una vecchia relazione. “I Wanted It Too Much” si rifugia nei ricordi malinconici di tutte quelle relazioni che non sono mai nate, anche se avrebbero potuto. La sezione ritmica movimentata e la grossa linea melodica di basso di “Make it a Double” ci porta ancora una volta dentro una canzone dalle tinte funky, mentre “You Turn My Life Around” vola libera sopra le praterie, spinta dai sussurri di Doug. “Non è da me avere qualcosa da dire / A volte non sai cosa hai perso finché non ne hai bisogno di nuovo”. 

In “Holly Roller” le melodie di pedal steel si dissolvono, trasformando la canzone in un arrangiamento minimale composto da chitarra e voce. “Old Hometown”, traccia di chiusura del disco, ingloba ritmi serrati di batteria, sottili strati di sintetizzatore e la solità palette di suoni a cui siamo stati abituati lungo l’ascolto del disco. 

Voto: 7/10

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