Everything But The Girl: La recensione di “Fuse”

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  • Everything But the Girl – Fuse
  • 21 Aprile 2023
  • ℗ Buzzin’ Fly Records / Virgin Music Group

Il duo inglese torna con un nuovo album, dopo una pausa durata ventuno anni. In Fuse, gli Everithing But the Girl. Come molti dei loro lavori degli anni ’90, questo disco è nato in un periodo parecchio difficile, quello della pandemia. Il disco è angosciante, dolce e toccante; e riesce a stare in piedi in maniera quasi perfetta sopra produzioni dubstep, ritmiche elettroniche e suoni che camminano al confine fra anni ’80 e ’90.

”Nothing Left To Lose” è l’ultima traccia che il duo ha scritto per questo disco. Mescola sonorità R&B anni ’90 su fitti pattern di percussioni elettroniche. I lamenti di Tracey Thorn introducono ad una canzone sull’incapacità di lasciare andare qualcosa che si è perso, in questo caso, una storia d’amore finita male. “Run A Red Light” è più acustica rispetto alla sua precedente. Le voci cupe e filtrate della Thorn danzano perfettamente sulla melodia di pianoforte. In “Caution To The Wind” il tempo è dettato dai claps, che fanno da pilastro principale per suoni sfocati di sintetizzatore l’intera sezione ritmica elettronica che entra in seguito. Si tratta di un’altra canzone d’amore, dai tratti meno malinconici, costituita da voci soul anni ’70 avvolte da un’atmosfera da rave. 

“Sembri di nuovo così giovane / penso che sia perché stai soffrendo” canta Thorn sul piano leggermente scordato di “When You Mess Up”. La traccia è ricca di rumori di sottofondo, le percussioni, seppur presenti, non sono amalgamate in un pattern ben definito. “Time and Time Again” mescola suoni synth-pop a drum machine hip-hop, mentre in “No One Knows We’re Dancing” l’atmosfera si incupisce, vagando verso ticchettii di orologio e sintetizzatori sfocati. “Nessuno sa che stiamo ballando / Fuori il sole è accecante / nessuno sa che stiamo ballando” canta Ben Watt su uno stile da Dancefloor anni ’80. 

“Lost” rallenta e si perde in atmosfere calde, droni e sample gracchianti. La canzone è stata scritta da Watt durante il lockdown. “Forever” è costruita su arpeggi di synth e percussioni metalliche. Il duo fa i conti con il tempo che passa e con la fine dei rapporti sociali tra le persone. In “Interior Space” tornano a galla atmosfere dark-wave, questa volta in un ambiente lo-fi. Gran parte dei suoni elettronici vengono sostituiti da chitarre gracchianti e pianoforti ovattati. “Karaoke” è l’ultima traccia del disco. Alla sezione ritmica hip-hop, viene aggiunto un organo distorto e sintetizzatori caldi. Alla domanda “Perché canti” il duo risponde con un’altra domanda: “Canti per guarire i cuori spezzati?”. 

Voto: 7/10

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