Fever Ray: La Recensione di “Radical Romantic”

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  • Fever Ray – Radical Romantic
  • 10 Marzo 2023
  • ℗ Rabid Records / [PIAS]

L’ex “The Knife”, esce con il terzo lavoro del suo nuovo progetto musicale Fever Ray. La cantante svedese, all’anagrafe “Karin Dreijer”, ingloba dentro “Radical Romantic” i tipi di sperimentazioni più disparate, tra gli ormai immancabili sintetizzatori e strumenti più tradizionali, provenienti da culture orientali. Nei testi emergono desiderio, visto da diversi punti di vista, conforto e amore. Gli autori delle tracce sono principalmente tre, abbiamo ovviamente Karin Dreijer, Olof Dreijer, fratello della cantante, nonché seconda metà dei “The Knife” e “Nìidia”, con cui aveva già collaborato nel 2017. Fra i produttori, invece, abbiamo parecchi nomi. Vessel, produttore inglese di musica sperimentale, Atticus Ross e Trent Reznor, duo famoso per aver collaborato con “Nine Inch Nails”, “Marylin Manson” e “Lil Nas X”, e ultimo ma non meno importante, Johannes Berglund, produttore storico di “Fever Ray” da “To the Moon and Back”.

La traccia di apertura “What They Call Us”, probabilmente una delle più importanti del disco, ci da già in infarinatura della strada che questo album intende percorrere. Arpeggi acidi, sirene e percussioni elettroniche esplodono in un ritornello semplice quanto efficace costituito da: “Hai sentito come ci chiamano / Hai sentito cosa hanno detto?”. I sintetizzatori percussivi di Olof Dreijer e una voce questa volta più stridula e melodica di Karin ci conducono verso le atmosfere erotiche di “Shiver”. In “New Utensilis”, l’artista ci spiega che ciò di cui avremo bisogno in futuro saranno il fuoco e un tipo di amore primordiale.

Atmosfere ancora una volta azzeccate, date da una sezione ritmica di percussioni non convenzionali. In “Kandy” l’artista esplora il conforto del romanticismo e del sesso. “Even It Out” è costruita su strati di tracce colmi di riverberi, dalla voce, all’utilizzo di grossi strumenti a percussione che ricordano i Taiko giapponesi. Questo “legame” con la terra del Sol Levante risulta ancora più importante nella traccia successiva. In “Looking For a Ghost”, non sono solo le percussioni a suonare orientali, ma anche la scelta delle linee melodiche, la programmazione dei sintetizzatori e il modo di cantare.

“Carbon Dioxide”, prodotta da Vessel, è più ritmata. La cantante descrive l’essere innamorati, citando un passo della Bibbia. In “North” la cantante parla del sesso, la strumentale, caratterizzata da suoni granulosi e sfocati rende questa traccia uno dei momenti più oscuri dell’album. “Tapping Fingers” parla ancora di sesso, questa volta con meno giri di parole: “Sei morbido / Sono Nel parcheggio / Pronto a prenderti / pronto a scoppiare” e ancora “Però è meglio che dormire”. L’album si chiude con vocalizzi intrisi di delay e suoni metallici. La canzone è composta esclusivamente dai vocalizzi e dall’evoluzione dei suoni stridenti dei sintetizzatori.

Voto: 8/10

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