LUM: La recensione di “From a Cold Valley”

Rock e blues abbracciano la psichedelia nell’EP d’esordio di LUM.

3 mins read

Review

Voto
7.1/10
Overall
7.1/10
  • LUM – From a Cold Valley
  • 19 aprile 2024
  • ℗ Trulletto Records

All’anagrafe, Tomaso Brunello, il musicista e cantautore ha avviato il progetto nel 2022, pubblicando del materiale solo da quest’anno. Tutto in questo EP è avvolto in ambientazioni mistiche, persino il nome. LUM viene dal ‘Bus de la Lum’, un pozzo naturale in Friuli-Venezia Giulia, ambiente fertile per lo sviluppo di leggende nel folklore locale, popolate da creature malvage, fuochi fatui e forti energie che scaturiscono direttamente dal centro della terra. Quale migliore atmosfera per far confluire stoner e psichedelia in una palette sonora il cui scheletro è costituito da blues e rock. 

I 27 minuti che compongono “From a Cold Valley” sono cupi e aggressivi, a contorno di una dote autoriale schietta, e con pochi giri di parole. Nelle sei tracce un assortimento classico di strumentazione, solo voce, chitarra, basso e batteria, trova spazio per creare ampie strutture sonore. 

From a Cold Valley

Il disco si apre con “The Rite”. Le chitarre acide sembrano il richiamo di un duello stile western. All’ingresso della sezione ritmica tutto cambia, la traccia esplode, guidata dalle graffianti linee vocali di Brunello. In “Valkyrie” l’artista si immerge in maniera completa nello stoner. Spinge il piede sull’acceleratore, con una traccia scoppiettante. Manteniamo la stessa velocità anche su “Spirits”, ma questa volta sono i suoni ad evolversi. Le atmosfere si incupiscono ulteriormente, le chitarre si impastano, creando una nebbia di suoni da cui fuoriescono le intense linee vocali di Tommaso.

Più il disco va avanti più la matrice stoner si standardizza, ma prima passa per “Black Mountain”. Dal Veneto a Seattle, per una traccia profondamente radicata in sonorità che strizzano l’occhio all’alt-rock della scena Grunge dei primi ’90. Le stratificazioni e i suoni annebbiati si schiariscono in “Hysteria”, così come nella traccia di chiusura, “Hunted Yeti”, in cui quasi ci aspettiamo delle melodie più scintillanti, almeno nella intro, perché poi un asteroide fatto di chitarre distorte e voci filtrate si schianta sulla traccia finale di “From a Cold Valley”.


Potresti trovare interessante: Sebastiano Lillo

/ 5
Grazie per aver votato!
Articolo Precedente

Coca Puma: La recensione di “Panorama Olivia”

Prossimo Articolo

Arab Strap: la recensione di “I’m totally fine with it – don’t give a fuck anymore”

Latest from Thursday Phonic Radar