Gorillaz: La recensione di “Cracker Island”

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  • Gorillaz – Cracker Island
  • 24 Febbraio 2023
  • ℗ Parlophone

I Gorillaz escono con il loro nuovo LP, “Cracker Island”, mantenendo l’ormai noto stile cartoon ed includendo ad un album non molto distante dai precedenti lavori, featuring importanti come Stevie Nicks, Tame Impala e Bad Bunny. La scelta di un produttore (nuovo per la band) come Greg Kurstin, che ha curato tutte le tracce tranne quella con Bad Bunny, ha portato il gruppo a produrre del materiale più solido a livello di scrittura, ma con un suono molto anni ’80, troppo in molti casi, che alla lunga distoglie un po’ l’attenzione da tutto il resto. Si parla di dipendenza dai social network, utilizzando anche l’assistente vocale di apple, Siri.

In “Cracker Island”, traccia di apertura dell’album, nonché title track, la band ci introduce la prima collaborazione. Il funk e il jazz incontrano line melodiche di basso in controtempo, e suoni stridenti di sintetizzatori. “Oil” con Stevie Nicks mantiene un’aria folk, quel folk che solo la cantante dei “Fleetwood Mac” sa fare, mischiato a suoni dream pop e foci gracchianti. In “The Tired Influencer” non è difficile capire di cosa si stia parlando. Tra drum machine vintage, sintetizzatori sognanti e un’atmosfera felice ci troviamo a sbattere contro una realtà filtrata direttamente attraverso lo schermo del nostro cellulare. Particolare l’utilizzo dell’assistente vocale di Apple, ma sia a livello di produzione che a livello di scrittura, non è una canzone che lascia il segno come ci si sarebbe aspettati. 

“Silent Running” presenta al pubblico Adeleye Omatayo e terzo featuring di quest’album. Le atmosfere iniziali, che sembravano uscite direttamente da “Blade Runner” ci catapultano nell’ennesima canzone troppo synth pop di questo disco. In “New Gold” troviamo qualche sperimentazione in più. I suoni sintetizzati spostano dal pop anni ’80 a sonorità più recenti. Fino a questo punto la canzone in collaborazione con Tame Impala e Bootie Brown è quella più interessante. Il classico suono anni ’80 torna anche in “Baby Queen”, dove synth apertissimi incontrano un leggero suono di pianoforte ed un basso lasciato nelle retrovie, che da spazio ad una sezione ritmica serrata e ricca di dinamica. Se eliminiamo da “Tarantula” la sezione più “dream pop”, quello che rimane è un ritmo disco dance anni ’90, costituito da voci asciutte e stratificate, piani sintetizzati e groove elettronico. 

La traccia probabilmente più interessante di questo disco, con mia grandissima sorpresa, è “Tormenta”, con Bad Bunny. Tra una linea melodica di basso strappata al funky di fine anni ’70, la solita ritmica latina e un’atmosfera da spiaggia, la traccia sembra costruita attorno alla voce del cantante portoricano. Anche “Skinny Ape” si distacca, dalle solite vibes del disco. Partendo dalla chitarra acustica, iniziano a emergere una serie di suoni che arrivano dai sottogeneri più profondi della musica elettronica.

A chiudere questo strano viaggio nell’isola ideata dal gruppo ritorna Beck, che in passato aveva già collaborato con i Gorillaz. “Possession Island” ha un sentore iniziale di ninnananna, per poi muoversi verso pattern di chitarra spagnoleggianti e tornare nuovamente alle atmosfere iniziali. Sicuramente diversa dalle altre canzoni, la canzone galleggia tra atmosfere tristi e serene. 

Ad essere sinceri, pur conoscendo i Gorillaz, “Cracker Island” non è un album che lascia qualcosa, o che da qualcosa alla musica. Spesso monotono, in altri casi troppo vicino ad ere musicali passate, si districa molto poco in sperimentazioni più moderne e anche quando lo fa sembra non riuscire ad arrivare dritto al punto. 

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