Hippo Campus: La recensione di Wasteland

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  • Hippo Campus – Wasteland
  • 14 Aprile 2023
  • ℗ Grand Jury Music

Dopo l’indie-pop a base di sintetizzatori dei progetti precedenti, la band del Minnesota esce con un EP composto da strumenti più tradizionali e stili attribuibili meglio ai loro progetti solisti. 

La prima traccia, “Moonshine” appare quasi una filastrocca. Presentata in anteprima alla fine del loro tour del 2022, la traccia è costruita su chitarre elettriche da un tono crunchy, che le conferiscono un’atmosfera calda e spensierata. “Amarti è tutto ciò che voglio fare” canta Luppen.
“Yippie Ki Yay” era stata presentata come singolo di anticipazione dell’EP alla fine di Marzo. La band aveva iniziato a lavorare alla traccia già nel 2018. Le tematiche sono di gran lunga più profonde: la canzone fa i conti con la paura del non avere obbiettivi, i cambiamenti all’interno della società e il sentirsi inadeguati.
La voce compressa e distorta si mescola perfettamente alla chitarra corposa e distorta in “Honeysuckle”. La band si scontra con i cambiamenti e i prezzi che ogni persona dovrà pagare in cambio del raggiungimento dei propri obbiettivi. “Abbie è diventata famosa, ha messo da parte tutti i suoi vecchi amici in cambio di nuovi”, “Niente migliora gratuitamente” sono probabilmente i due punti chiave della traccia.
Le distorsioni delle canzoni precedenti si dissolvono nella sezione ritmica spugnosa e nelle chitarre acustiche di “Probably”. La traccia è più intima, Luppen mette da parte le compressioni vocali e canta a cuore aperto questa traccia.
Il disco si chiude con “Kick in the Teeth”, la traccia più orecchiabile e allo stesso tempo più debole di questo EP. Le chitarre distorte passano in secondo piano, dando spazio a lap steel scintillanti e sezioni ritmiche serrate.

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