• Inhaler – Cuts & Bruisers
  • 17 Febbraio 2023
  • ℗ Polydor Records / Universal Music Operations Limited

Il secondo album in studio della band di Dublino è un incrocio tra indie rock moderno e pop anni ’80. Tra le ispirazioni ci sono sicuramente band come i “The Cure”, ma non è difficile sentire un lontano richiamo ai primi “U2”, causa, probabilmente, della parentela tra Bono e Elija Hewson, frontman della band. Tra ritmiche trasportanti, chitarre luccicanti e testi che in gran parte parlano d’amore, gli Inhaler si collocano nella parte di indie rock proiettata sul mainstream, sulle hit radiofoniche e sugli stadi sold out. La produzione dell’album è stata affidata a Antony Genn, che aveva già curato la produzione di “I Won’t Always Be Like This”. 

Il revival anni ’80 di questi ultimi anni, si sente già dalla prima traccia di questo disco. “Just To Keep You Satisfied” parte con una sezione ritmica piena e synth brillanti, la voce di Hewson appare gracchiante, come se fosse passata attraverso un Walkie Talkie. “Love Will Get You There”, prosegue sullo stile della canzone precedente, il ritornello, che sembra uscito da una sitcom di primi anni 2000, è studiato per entrarti in testa già dal primo ascolto. Il cinguettio degli uccelli, il rumore del nastro che gira e suoni brillanti aprono “So Far, so Good” che, con le sue chitarre distorte, si dimostra una delle tracce migliori dell’album.  Altre tracce come “Dublin in Ecstasy” e “Now You Got Me” partono da generi più vintage, ma rivisitati in chiave moderna. Dal punto di vista della scrittura, la seconda citata è più incisiva e profonda, cosa che non si può dire di “If You’re Gonna Break My Heart” e “Valentine”, che sono sicuramente gli anelli deboli di quest’album. 

“Cuts & Bruises” non è sicuramente adatto a ogni tipo di ascoltatore. Non è fastidioso da ascoltare, ma, seguendo la stessa linea dell’album di debutto, non da neanche qualche spunto di riflessione o qualche sperimentazione sonora che lo renda in qualche modo interessante. Un lavoro sicuramente sufficiente, ma nulla che vada oltre un ascolto non impegnato o da sottofondo. 

Voto: 6/10

/ 5
Grazie per aver votato!
Previous Story

Pile: La recensione di “All Fiction”

Latest from Recensioni