Jane Remover: La recensione di “Census Designated”

3 mins read

Review

Voto
7.1/10
Overall
7.1/10
  • Jane Remover – Census Designated
  • 20 Ottobre 2023
  • ℗ deadAir

Nel suo nuovo progetto, la cantante/producer elimina ogni traccia di suoni EDM, e emo-punk, ridisegnando una palette sonora che mescola insieme Dream Pop e Shoegaze. Questo cambiamento è iniziato nel 2021, con il suo disco di debutto con il nome di Jane Remover. Già con “Frailty”, l’artista aveva messo bene in chiaro, che gli orizzonti sonori a cui ambiva erano parecchio diversi rispetto a quelli dei lavori pubblicati in giovane età. L’emo-punk, che ancora occupava uno spazio nel disco, stava iniziando ad affievolirsi in favore di atmosfere noise-rock. In “Census Designated”, questo cambio di direzione sembra ormai arrivato al traguardo. 

Nel nuovo disco, le strutture elettroniche passano in secondo piano, fungendo solamente da riempitivo. Anche se pur sempre con un approccio azzeccato, mentre le corpose stratificazioni di chitarra prendono le redini di questo disco. Questa è anche la prima volta che Kale Itkonen (Kmoe), che aveva prestato le sue voci per “Frailty”, affianca l’artista nel processo produttivo. Mentre Douglas Dulgarian che suona chitarra e basso. 

census designated

Da un punto di vista strutturale, Jane da molta più fiducia alle strumentali, trasformando alcune sezioni di questo disco in vorticosi miscugli di noise-rock, con una strizzata d’occhio al post-rock, perfettamente in grado di fare a meno dei più canonici stili di scrittura, in favore di un disco di lunghezza superiore alla media.

In “Cage Girl / Cam Girl”, traccia di apertura del disco, un ronzio di sottofondo, si trasforma in un leggero flusso di chitarre filtrate, mentre l’artista mette in piedi una ballad dai tratti malinconici. Le tre tracce successive, “Lips”, “Fling” e “Holding a Leech”, sono il frangente in cui il disco si avvicina maggiormente ad atmosfere post-rock. I droni che vengono sostituiti da sequenze di rumori, a creare i crescendo emotivo perfetto per poter far esplodere le tracce in giganteschi muri di distorsioni. 

“Census Designated” torna, a modo suo, alle sensazioni dei progetti più giovanili dell’artista, con pattern di sintetizzatore e voci pseudo-robotiche. Ma questo ritorno al passato dura un battito di ciglia, giusto il tempo di portare la manopola del distorsore al massimo e permettere alle chitarre, nuovo trademark della Remover, di schiacciare il passato.

Il punto cardine di Census Designated, risiede probabilmente nella sua lunghezza “sopra la media”. L’ora di durata del disco permette all’ascoltatore di finire trascinato in un viaggio in cui introspezione, rabbia e argomenti universali danzano nelle nebbiose atmosfere Shoegaze.

/ 5
Grazie per aver votato!
Previous Story

3ONVEGA: La recensione di “Kolorbloks”

Next Story

The Mercury Tree: La recensione di “Self Similar”

Latest from Recensioni