Jeff Rosenstock: La recensione di “HELLMODE”

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  • Jeff Rosenstock – HELLMODE
  • 31 Agosto 2023
  • ℗ Specialist Subject 

“Sii giovane fino alla morte”

In un mondo che corre troppo veloce è bello vedere che ci sono delle cose che non cambiano mai. Questo è stato il primo pensiero quando, il giorno prima della sua uscita, HELLMODE, il nuovo disco di Jeff Rosenstock, veniva reso disponibile in maniera gratuita su Quote Unquote Records. È questo il bello del cantautore americano, puoi ritrovarti a registrare i tuoi pezzi agli EastWest Studios, circondato da discografici che cercano di convincerti che il ‘fai da te’ in musica è morto e continuare comunque a fare quello che vuoi senza dover dare conto a qualcuno. 

I fili conduttori di HELLMODE sono sempre gli stessi, una miscela power pop e grunge combinata con testi crudi e ansiosi. Le sezioni melodiche curate insieme al produttore Jack Shirley sono talmente grandi e ritmate che fanno passare in secondo piano i testi. È come essere in balia dell’euforia, mentre salti da una parte all’altra della stanza sulle note di una canzone apparentemente gioiosa fino a che una singola parola non spegne tutto. E torni alla realtà. 

There's so much going on that it flattens out into this layer of dread and  terror”: Jeff Rosenstock on modern America

Il disco si apre con aggressivi colpi di basso, chitarre squillanti e una la voce saturata di Rosenstock. “Mi amerai anche dopo che avrò fatto una cazzata?”, canta prima di girare la manopola del distorsore e spingere la canzone dentro un uragano di suoni graffianti. Questo è lo schema del disco. Momenti altalenanti di calma e euforia, sentimentalismi e attacchi alla politica. Le batterie elettroniche di Head si convertono in sezioni pop punk veloci. “Liked u Better” suona come una cotta estiva, la chitarra acustica disegna atmosfere sognanti. “Mi piacevi di più quando non eri nella mia testa” canta Jeff. Ed ecco che le chitarre acustiche si trasformano in chitarre affilate e voci stratificate. 

In “Future is Dumb” il cantautore americano riflette su un mondo che si dirige sempre più in fretta verso un punto di non ritorno, fino ad arrivare al “non voglio arrivare vivo alla fine del mondo”, cantato con disperazione in “Soft Living”. 

Se la prima parte del disco era più movimentata, nella seconda Jeff alleggerisce la presa, come nel caso di “Healmode”. Concetti semplici, uniti a melodie e arrangiamenti altrettanto semplici, rendono la traccia brillante. Uno dei messaggi più importanti del disco è contenuto nella traccia di chiusura, “3 Summers”: “Resta giovane fino alla morte. E allora sarai felice davvero”. Non è un invito al non arrivare alla vecchiaia, ma al mantenere una parte di noi spensierata, al trovare un momento per spegnere i problemi per stare tranquillo, anche quando il mondo va a fuoco.

“HELLMODE” è il miglior lavoro di Rosenstock, e nonostante gli studi di registrazione professionali, una costruzione più curata delle tracce e sottili strizzate d’occhio al pop-punk, il cantautore newyorkese ti prende a schiaffi come esattamente come 11 anni fa.

Voto: 8.1/10

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