Julia Holter: La recensione di Something in the Room She Moves

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Something in the Room She Moves

Review

Voto
9.3/10
Overall
9.3/10
  • Something in the Room She Moves – Julia Holter
  • 22 Marzo 2024
  • Domino Recording Company

Avantgarde è una parola da usare con cautela ma non se si parla di Julia Holter, che con Something in the Room She Moves esplora nuove soluzioni artistiche esaltando i cinque sensi e ascoltando i ritmi naturali della vita. Considerata come una delle artiste più talentuose degli ultimi quindici anni, il suo è un art-rock sofisticato che cambia colore ad ogni album, accostandosi a musicisti che hanno fatto della sperimentazione il loro marchio di fabbrica. Figlia d’arte e appassionata di tragedia greca, muove i suoi primi passi mettendo in pratica il minimalismo di John Cage e avvicinandosi all’approccio multi-artistico di Laurie Anderson.

Dopo le prove pop d’avanguardia e il caos avant-jazz del sorprendente Aviary, questo è un disco che si libera di stratificazioni e complesse strutture armoniche per camminare con le sue gambe, esplorando ogni variante mutabile dell’energia in movimento.

La cantante ha semplificato spiegando che “c’è un focus corporale ispirato dalla complessità e dalla trasformabilità dei nostri corpi” e l’interpretazione sonora di questo concetto è davvero notevole. Dar voce quindi ai suoni interni, puri e incontaminati dall’esterno, che seguono il ritmo biologico, coerente e armonioso.

Something in The Room She Moves

Il tema scelto dalla Holter è evidente anche nell’artwork di Christina Quarles, artista che trae spesso ispirazione dalla musica e che sperimenta l’intreccio dei corpi con la pittura e il disegno astratto.

La stessa astrazione si ritrova nelle parole scelte per raccontare ogni momento di queste tracce fluttuanti e ricche di suoni studiati per dare un immaginario del mondo “visto” e “sentito” dall’interno. Ciceroni principali di questo viaggio sono organi, tastiere, bassi fretless, fiati, synth e una voce sognante che in alcuni momenti ricorda Enya ed Annie Lennox, in altri Bjork. L’esplorazione parte con Sun Girl, che insieme a Something in the Room She Moves tratteggia paesaggi new age in cui si possono incontrare alter ego di David Sylvian e Peter Gabriel e immergersi nel microcosmo del corpo umano.

In Talking to the Whisper aumenta l’intensità emotiva, con la voce che interviene come una carezza fino a metà brano, per poi concedere un crescendo che nel finale raggiunge la saturazione caotica di “Aviary”. Ed ecco che ci ritroviamo nei mondi magici del prog-jazz di Canterbury che la cantante ha ricostruito più volte in altri dischi e che qui troviamo anche in These Mornings e nel minimalismo disteso e riverberato di Materia, un fuoco che brucia lento e che fa ricordare Robert Wyatt.

Intrecci di voci circolari e magnetiche sono gli unici elementi su cui regge Meyou, mantra che parte con una sola voce e che si arricchisce dopo ogni pausa rievocando una certa spiritualità primordiale.

Oltre ad aver curato la produzione del disco insieme a Kenny Gilmore, Julia Holter ha diretto il videoclip di Spinning, un brano sensuale, esistenziale e rarefatto. Alla sezione ritmica il compito di simulare il battito cardiaco mentre un canto da sirena smorza il beat ossessivo, mantenendo l’ascoltatore in uno stato meditativo.

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Evening Mood ripesca alcuni ingredienti dalla world music enfatizzando i ritornelli con aperture “dreamy”; Daevid Allen avrebbe contribuito volentieri all’intro spaziale e fatato.

Ocean, unica strumentale, riesce a sintetizzare l’intento dell’artista di “ricreare un mondo dal suono fluido”. Il microcosmo diventa macrocosmo, uno spazio sconfinato vibrante, sfumato e multi-colore in cui si sono già inoltrati compositori come Harold Budd, Brian Eno e Takashi Kokubo. L’esplorazione si chiude con Who Brings Me. Il minimalismo incontra echi canterburiani, per poi aumentare d’intensità e raggiungere toni da soundtrack, come nelle musiche composte per “Never Rarely Sometimes Always”.

Something in the Room She Moves è un’opera complessa nella sua semplicità, proprio come i fenomeni dell’universo, gli esseri viventi e il corpo umano.Riuscire a dare una propria interpretazione del mondo visto dall’interno è un’impresa che non ha spaventato Julia Holter, capace ancora una volta di raggiungere alti livelli compositivi e di meritarsi di essere annoverata tra i migliori musicisti avantgarde del XXI secolo.

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