Little Dragon: La recensione di “Slugs of Love”

3 mins read
  • Little Dragon – Slugs of Love
  • 7 Luglio 2023
  • ℗ Ninja Tune

“Slugs of Love”, settimo LP in studio per la band svedese, è un concentrato di minimalismo, TripHop e R&B, contaminato da groove elettronici down tempo e dub.  In questo disco del quartetto di Göteborg, formato dal tastierista Håkan Wirenstarnd, dal bassista Fredrik Wallin, dal batterista Erik Bodin e dalla cantante Yukimi Nagano, non abbandona le sue radici, ma espande gli orizzonti della sua palette sonora, esplorando territori synthwave e strizzando l’occhio perfino al pop. 

La traccia di apertura, “Amoban”, è un flusso di sezioni ritmiche anni ‘90, mescolate alla voce processata di Nagano e a synths ovattati. Le sperimentazioni di sintetizzatore di “Frisco”, che richiamano in maniera più concreta gli anni novanta, vengono rielaborate in “Tumbling Dice”, generando una progressione stonata e allegra, la voce ricorda vagamente le atmosfere della prima fase trip hop degli anni novanta. 

Entrevista | Little Dragon, "México es una representación de qué tan  hermosa es la vida" - Setlist.me | Tu guía de los mejores conciertos de  México

“Slugs of Love” si sposta verso territori pop. Un grosso giro di basso detta il groove di questa traccia. A supporto una batteria elettronica velocizzata, mentre Nagano volteggia dolcemente fra vocalizzi, parti cantate e parlati. Il lavoro di produzione, portato avanti esclusivamente dai membri della band, mette in un piano secondario le sezioni di sintetizzatore, favorendo suoni creati con le armonie di Yukimi. In “Disco Dangerous” subentrano tratti funky, tra i wobble bass e sottili linee melodiche di synth. È una traccia allegra, in cui la cantante assume uno stile a meta fra Prince e il Childish Gambino di Redbone. 

“Lily’s Call” rallenta il ritmo, il basso diventa semplice e puntato e il gruppo sfonda le porte della synthwave. In “Gold”, uno dei pezzi di punta del disco, la band si ispira a “Million dollar bill” di Whitney Houston. “Mi fai sentire come un milione di dollari”, canta Nagano, mentre un milione di suoni diversi combattono fra loro. Non mancano spazi per i featuring. La band negli ultimi anni ci ha abituato a diverse partecipazioni, tra le più importanti, ricordiamo Kali Uchis. In “Slugs of Love” la band ha scelto il rapper americano JID, per cantare sullo slapped bass di “Stay”, e Damon Albarn dei Gorillaz ad affiancare Nagano nell’ambient pop di “Glow”.

“Kennett” è un vortice di suoni delay a nastro e percussioni sporche. Il ritmo gentile di “Tumbling Dice”, prosegue su “Easy Falling”, traccia di chiusura del disco. Come già successo nel corso di “Slugs of Love”, la traccia è spoglia e vengono abbandonati i sintetizzatori. Le sezioni ritmiche sono scarne e linee melodiche di piano elettrico e chitarre, che si alternano tra loro.  

Voto: 6.7/10

4,5 / 5
Grazie per aver votato!
Previous Story

Anohni and The Johnson: La recensione di “My Back Was a Bridge For You To Cross”

Next Story

Lifeguard: La recensione di “Crowd Can Talk / Dressed in Trenches”

Latest from Recensioni