Little Simz: La recensione di “Drop 7”

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Review

Voto
7.2/10
Overall
7.2/10
  • Little Simz – Drop 7
  • 9 Febbraio 2024
  • ℗ Forever Living Originals / AWAL Recordings Ltd

Kendrick Lamar si era pronunciato piuttosto chiaramente su Little Simz. E come potremmo, noi umili esseri umani, dar torto ad uno dei migliori rapper odierni che fa props su una delle migliori rapper odierne? D’altronde, se un unodue micidiale come quello messo in atto da “Sometimes I Might Be Introvert” (2021) e “NO THANK YOU”(2022), sbocciato nell’arco di poco più di un anno (!), non vi avesse ancora convinto pienamente sulla grandezza dell’artista di Islington, bhe.. suggeriamo un bel ritiro spirituale per purificare i canali acustici.

London-based, cuore nigeriano che getta sangue sulle rime, Little Simz – all’anagrafe Simbiatu Ajikawo – ha sempre vincolato saldamente la sua musica ad una fortissima esigenza di espressione, il bisogno di sputare sul beat il frutto di un carattere piuttosto chiuso, trattenuto a braccia strettissime per troppo tempo. Un talento smisurato che pare essersi espanso definitivamente ed in maniera vigorosa, sia nella doppietta succitata, tecnicamente mostruosa, sia tramite altre vie artistiche – vedasi i suoi ruoli come attrice.

E parallelamente ad una carriera in ascesa, mattoncino su mattoncino, c’è quella scaletta a pioli leggermente nascosta, una sorta di piano b, di percorso evasivo che giunge al suo settimo gradino, forse il più stuzzichevole e “laterale” di tutti.

“Drop 7” si trascina dietro proprio quel sentore di side-project, pur trovando su di sé la medesima firma: necessità di esplorare, reinventarsi, sviare gli standard, andare oltre. Scema, infatti, quell’impegno “fisiologico”, quel bisogno forte alla base dei full-length della discografia principale, esce fuori, invece, il desiderio di scavalcare il già ampio confine tratteggiato in questi anni, spingendo molto di più sulla ricerca del suono e su nuove ambientazioni in cui farlo riecheggiare.

Un EP dai bpm sotto taurina, devoto come non mai all’elettronica da club e ad un certo tipo di pop che svernicia le classifiche di oggi: dall’ibrido inglese/portoghese di “Fever”, pulsante di radici reggaeton e scossoni amapiano su un esoscheletro trap – Rosalía risuona forte – ai sussulti techno e afro-beat di “Mood Swings”, che traslano l’ascoltatore su un dancefloor attrezzato nel bel mezzo di un deserto notturno, l’extended play preme sui bassi, si insinua tra le radici di popolazioni diverse, acciuffa le tradizioni e le sbatte sui beat, lavorati e cesellati da Jakwob, innesto che si fa sentire proprio nello stacco (stilistico) netto coi predecessori.

Gorgheggi elettronici e tribali invocano lo sciamanico ballo di “SOS”, mentre la drakeiana “I Ain’t Feelin It” ci fa capire che, anche in ambito trap, la Simz sormonta molti suoi colleghi più blasonati. Se non bastasse, l’adrenalinica “Power” scastra di prepotenza il riflettore e lo punta su una drum’n’bass più accessibile, tra qualche timido richiamo ai Chase & Status e grosse similitudini con tutto quello che gira sui piatti di Nia Archives. D’n’b che pare voler scardinare anche le placide atmosfere della conclusiva “Far Away”, arrendendosi però ad un guinzaglio hip-hop più classico, edulcorato da rivoli sassofonistici e adagiati su cuscinetti pianistici da singolone dance pop.

Una sorpresa continua: Little Simz è un’artista pazzesca, capace di eccellere in tutto, anche nei suoi piccoli “capricci” musicali, che rimangono comunque di assoluto spessore: “Drop 7” respira (e fa respirare) aria nuova, mischia le carte e le gioca diversamente, non allontanandosi troppo dai risultati precedenti. Un disco che, per forza di cose, non può essere accostato ai suoi fratelli maggiori, vuoi per la sua durata, vuoi per la sua spiccata anima “parallela”, ma che riconferma in toto le qualità ingiocabili della rapper di North London.

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