The Music Revival Week: My Bloody Valentine – Loveless

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Ci sono album che lasciano un segno indelebile nella storia della musica, tracciando una linea che definisce un “prima” e un “dopo”. “Velvet Underground & Nico” e “White Light/White Heat”, ovvero primi due album dei VU. Il debutto della Jimi Hendrix Experience con “Are You Experienced”. La maturità dei Sonic Youth con “Daydream Nation”. Tutti esempi che hanno come comune denominatore una particolarità: hanno reinventato il modo di suonare la chitarra elettrica. Con “modo di suonare la chitarra” non va inteso come virtuosismo o stili chitarristici differenti, ma piuttosto come un approccio allo strumento totalmente innovativo. L’uso della forte distorsione dei VU al fine di abbattere ogni forma di silenzio, il feedback uscito dai Marshall di Jimi durante Foxy Lady che sconvolse il pubblico di Monterey, fino ad arrivare alle accordature alternative di Thurston Moore (g. SY) ad emulare un drone-sound. Pura Avanguardia Chitarristica. 

“Loveless” è il secondo album in studio della band irlandese My Bloody Valentine, pubblicato il 4 novembre 1991 per l’etichetta inglese Creation Records. “Loveless” ha assunto un’importanza capitale per la definizione di nuovo sottogenere dell’alternative-rock: lo shoegaze. Genere che intreccia chitarre distorte, noise e melodie sognanti, creando un sound etereo e ricercato. Proprio per questa ragione le strumentazioni delle band si fecero così complesse, con l’utilizzo di vari pedali con effetti come flanger o chorus, che gli artisti si esibivano sul palco con la testa china rivolta verso il basso per controllare costantemente l’effettistica. Sarà proprio questo comportamento ad etichettare le band di questa scena con il termine “Shoegaze”, storpiatura della parola inglese “Shoegazing” ovvero “fissare-lo-sguardo-sulle-scarpe”.

i My Bloody Valentine nell’88: da sinistra, Bilinda Butcher (guitar and vocals), Kevin Shields (guitar and vocals), Debbie Googe (bass) e Colm Ó Cíosóig (drum)

L’origine del genere “Shoegaze” affonda le sue radici negli anni sessanta, fra le armonie vocali intrecciate dei Beach Boys ed il “Wall of sound” di Phil Spector (si ascolti “Be My Baby” delle Ronettes del 1963). Ma saranno i Velvet Underground ad utilizzare per la prima volta il feedback di chitarra (a.k.a “effetto Larsen”), creando i primi esempi di composizioni distorte e noise (“Sister Ray” del 1968) caratteristici della futura scena shoegaze. La scena punk di fine anni settanta, che già aveva creato una spaccatura con il passato, si contaminerà con varie sfumature, dando vita a svariati generi, fra cui la scena alternative rock, figlia della logica DIY.

Sarà la band alternative inglese The Jesus And Mary Chain che ripescherà dal passato queste sonorità, rielaborandole anche con spunti garage-rock debuttando in studio nel novembre 1985 con “Psychocandy”, pubblicando il primo prototipo del genere. Nel frattempo, band come Spaceman 3 e Sonic Youth sperimentarono nuove forme musicali, spingendo le distorsioni al massimo, facendo a pezzi la “canzone”.

I My Bloody Valentine raccoglieranno l’esperienza di tutti questi gruppi e la misceleranno con il dream-pop inventato dai Cocteau Twins, arrivando a pubblicare il loro debutto in studio “Isn’t Anything” nel novembre 1988. Se con “Loveless” i MBV raggiungeranno la vetta artistica, con “Isn’t Anything” porterà all’esplosione della scena shoegaze, influenzando molte band, come Slowdive, Ride, Lush, ed ottenendo un buon successo della critica.

Nel febbraio 1989 Kevin Shields, principale compositore della band, entra in studio con lo scopo di dare un seguito a “Isn’t Anything”. I manager della Creation Records avevano pianificato circa cinque giorni di registrazione, tuttavia, appena scoprirono che Shields aveva in mente tutt’altro andarono di matto. Le sessioni di “Loveless” durarono circa due anni, periodo in cui Shields sperimentò nuove sonorità e approcci nuovi alla chitarra. Come la caratteristica “glide-guitar”, una tecnica innovativa di suonare la chitarra elettrica che sfrutta la leva del ponte, che, assieme ad una distorsione riverberata, genera un effetto onda eterea, un suono che non si appiattisce mai, ma rimane “ondulatamente” costante.

Un vero e proprio “Wall of sound”. Un suono senza precedenti. Come Brian Wilson con “Pet Sounds”, Kevin Shields registrerà l’intero album da solo, suonando tutti gli strumenti. Scelta dettata dallo stesso Kevin che, avendo bene in mente il suono che voleva produrre, da un punto di vista pratico gli risultava più facile imbracciare una chitarra e un mixer piuttosto di dover perdere tempo a spiegare la sua idea a qualcuno. Per questa ragione anche i collaboratori in studio furono rilegati a svolgere mansioni ridicole, come rimanere fermi a guardare oppure premere un solo pulsante sotto precise direttive dell’artista irlandese. Nel periodo delle registrazioni di “Loveless” uscirono due EP “Glider” e “Tremolo”, rispettivamente nell’aprile del 1990 e nel febbraio 1991, che anticiparono un po’ la direzione intrapresa dai MBV durante le sessioni di registrazione del nuovo LP.

Alcuni componenti della band apportarono un contributo fondamentale. Il batterista per problemi personali non potette presenziare in studio durante le sessioni, per questa ragione Kevin gli chiese di campionare dei beat di drum che poi sarebbero stati usati per i brani. Una figura fondamentale per questa fase fu Bilinda Butcher, che oltre a scrivere un terzo dei testi dell’album, presta una voce sognante e sensuale.

“Spesso, registravamo il cantato alle 7 e 30 di mattina. A quell’ora, di solito, mi ero appena addormentata e dovevo essere svegliata per cantare” ricorda la chitarrista in un’intervista. L’idea di Kevin Shields era proprio quella di mixare la voce di Bilinda come un vero e proprio strumento musicale, conferendo un suono sfuggente e suggestivo. Nella lirica dell’album invece possiamo trovare tematiche ricorrenti, come l’amore, la lontananza emotiva, la solitudine ed una sorta di struggente nostalgia. Tuttavia, i testi spesso si perdono in un mare di suoni eterei, creando un’atmosfera sognante e onirica. 

La prima traccia si chiama “Only Shallow”, che si apre con un passaggio di batteria che ci spalanca le porte del mondo di Kevin Shields, fatto di glide-guitar e distorsioni. Il cantato di Bilinda è semplicemente celestiale, rimane in sottofondo sospeso in balia della wave. I feedback di “Loomer”, seconda traccia del disco, compongono una melodia onirica ricamata su un tappeto di chitarra battente. “Touched” è l’unica traccia non composta da Shields, ma bensì dal batterista. Si tratta di un monologo strumentale fra campionamenti dal sapore sinfonico.

“To Here Knows When” è uno spettacolo, la voce di Bilinda si fa può rarefatta, immersa in un mare di glide-guitar, insieme alla batteria, quasi impercettibile, per poi svanire nella coda di feedback. Il brano era già stato pubblicato nell’EP “Tremolo”. “When You Sleep” è uno dei grandi classici del gruppo, caratterizzato da un riff inconfondibile e dal duetto Shields-Butcher. “I Only Said” rallenta, sfoggiando un ritmo ipnotico e circolare. “Come in Alone” entra potente, settata sugli alti, con un registro corale della Butcher. “Sometimes” ha il sapore di una ballata acustica avvolta da un basso ruggente. è Kevin Shields con la sua glide-guitar, nudo e crudo.

“Blow a wish” ha le sembianze di una filastrocca, mantenendo un beat allegro e una chitarra impercettibile. “What You Want” riprende un ritmo sostenuto, mentre sul finire, un campionamento ci traghetta verso la conclusiva “Soon”. Sette minuti di ritmo Madchester, con un motivetto negli intermezzi che ci costringe a ballare. Uno dei brani più interessanti del disco, apparso come traccia di apertura dell’EP “Glider”.

(Kevin Shields durante un live. Si può notare come l’artista irlandese usi la leva del ponte durante lo strumming)

“Loveless” ha influenzato molte band della scena alternative, come e gli Smashing Pumpkins, i Cure ed i Radiohead. Quest’ultimi furono influenzati in particolare dal suono delle chitarre. L’esplosione dell’album è stata talmente potente che l’eco dei MBV si è propagato fino ai giorni nostri, con una nuova scena “shoegaze” con band come Alvvays, Wednesday e Parannoul. Anche nel panorama contemporaneo italiano si trovano alcuni esempi, come Glazyhaze e Clustersun.

«”Loveless” spara un proiettile rivestito d’argento verso il futuro, sfidando tutti i concorrenti a cercare di ricreare la sua miscela di umori, sentimenti, emozioni, stili e, sì, innovazione.»
(Dele Fadele, NME, novembre 1991)

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