Måneskin: La recensione di “Rush!”

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  • Måneskin – Rush!
  • 20 Gennaio 2023
  • ℗ Sony Music Entertainment Italy S.p.a.

Dopo il trionfo al Festival di Sanremo e all’Eurovision nel 2021, i Måneskin sfondano i confini dell’Europa e portano avanti un tour in tutto il mondo che genera centinaia di migliaia di fan. A distanza di circa due anni dall’uscita del loro ultimo album (Teatro d’Ira – Vol.I) la band romana inaugura il 2023 con Rush!

Nonostante le aspettative non fossero alte, questo disco è riuscito a superarle, ed in negativo, riuscendo ad essere anche perggio del suo precedente. Nella loro musica non c’è niente di innovativo e ancor meno trasgressivo, si tratta dell’ennesimo “revival rock” stile “Greta Van Fleet”, ma peggiore. Forse l’unico motivo per cui il gruppo è sulla bocca di tutti, non è tanto per la qualità della loro musica, ma per il disegno che ne è stato costruito attorno, il famoso “Sesso, droga e Rock n’ roll”. La realtà è però ben diversa: chi è abituato agli standard degli ultimi tempi, dettati da Hip-Hop e canzoni pop radiofoniche da una botta e via, trova nei Måneskin un’alternativa che percepisce come buona, quando in realtà è al pari di tutti gli altri progetti radiofonici. 

Per questo album (Interminabile), il quartetto decide di mettere in cabina di regia il produttore Max Martin (Katy Perry, Backstreet Boys, Britney Spears), ben lontano dagli stili che dovrebbero adottare per lo sviluppo del disco. E questo dovrebbe già dare un segnale su quale sia in realtà lo scopo finale di questo progetto. Il secondo segnale è dato dagli autori che firmano gran parte delle tracce: Joe Janiak (Lewis Capaldi, Avicii, Louis Tomlinson), Savan Kotecha (Ariana Grande, Noah Cyrus, Post Malone), Sarah Hudson (Dua Lipa, Justin Bieber, Camila Cabello) sono solo alcuni. Alla scuderia si unisce poi una versione ormai obsoleta, datata 2005, di Tom Morello (Audioslave, Rage Against the Machine), che affianca Tomas Raggi alla chitarra nella seconda traccia dell’album. Questo esercito di 35 collaboratori, e ripeto TRENTACINQUE, non è stato in grado di creare un album che rappresenti (o rovesci) gli standard attuali del Rock, a momenti verrebbe da pensare che non ci ha nemmeno provato, confezionando un ottimo prodotto radiofonico, ma ben lontano dalla sufficienza.

Questo disco è un collage di generi e sottogeneri presi in prestito, e a tratti quasi rubati, a varie epoche musicali, ma mai approfonditi. In “Kool Kids”, il frontman del gruppo assume un accento inglese, per scagliarsi contro “i fighetti”, cercando di scimmiottare, come nelle peggiori cover band, un incrocio fra i “The Stooges” e i “Sex Pistols”.

“Gossip” con Tom Morello è un debole tentativo di imitare i grandi anticonformisti, andando ad attaccare una specifica cerchia di società di cui, fuori dal palco, quando si spengono i riflettori, loro stessi fanno parte. “Baby Said” strizza l’occhio al power-pop con blande contaminazioni di Glam-Rock di primi anni 2000, suona vecchia ancora prima di iniziare. Anche le ballate “Timezone”, “If not for you” e “The Lonielest”, trovano una collocazione in un tipo di musica che non esiste più e, per certi tratti, è meglio. I testi appaiono ridondanti e, come detto in precedenza per i generi, sembrano frutto di un collage fatto male di pezzi di altre canzoni. 

“Bla Bla Bla” è un’altra prova di quanto per fare il punk non basta un arrangiamento scarno e un accento britannico, ma se in “Kool Kids” c’era stato un tentativo (finito malissimo), di scrivere del testo, in questa canzone non hanno provato a fare nemmeno quello. “Bla Bla Bla” è un ammasso balbuziente e ridondante di sillabe.

Ma se pensate che a questo punto l’album abbia già toccato il fondo, vi sbagliate di grosso. Il peggio arriva con “Mammamia” e “Supermodel”. 

In “Mammamia” i Måneskin si trovano davanti a due opzioni, la prima è quella di smontare lo stereotipo dell’italiano mangia pasta, mentre la seconda è quella di scrivere una canzone totalmente assurda con un testo incredibilmente insignificante, condito da pattern funky-rock e stili che richiamano i periodi più bassi della carriera dei Red Hot Chili Peppers. Ovviamente la scelta ricade sulla seconda opzione. 

“Supermodel” è la versione scadente di una canzone di un qualsiasi gruppo alternative mainstream degli anni 2000, ma composta da musicisti che sembrano aver iniziato a suonare da una settimana. Completamente priva di fascino e noiosa, insomma sembra essere contenuta nell’album solo per il suo ruolo di cartellone pubblicitario per la ormai nota piattaforma OnlyFans.

In conclusione, i Måneskin altro non sono che il perfetto esperimento discografico pop travestito da rock. Adatto alle radio mainstream, alle gare a premi e ai talent show, che può infiammare Tik-Tok (che ha loro regalato la fama a livello mondiale nel 2021) ma per il resto rimane un gruppo pop mediocre, non diverso dalle boy band di mediocre fattura.

VOTO: 3/10

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