Martino Corrias: La recensione di “Quadri dell’Incomprensione”

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  • Martino Corrias – Quadri dell’Incomprensione
  • 1 dicembre 2023
  • ℗ MC

Pezzi di musica nati dalle macchine, ma accompagnati dall’uomo. È questa la frase che meglio descrive “Quadri dell’Incomprensione”, primo disco del musicista e compositore Martino Corrias. 

Il classe ’99 sardo, ma di stanza a Bologna, vanta già diverse pubblicazioni. “Gale” e “Digital Blue”, entrambe uscite nel corso del 2021, hanno riscosso diversa attenzione da parte della critica internazionale, in particolar modo “Digital Blue”, che è arrivata a risuonare fin nello spazio, a bordo del Blue Origin NS-18. Tra le altre collaborazioni, Corrias compare anche in diversi progetti multimediali. 

Il disco nasce dalle divergenze tra macchina e uomo. È una continua ricerca di piccole lande sonore ancora inesplorate, da cui emergono errori, sfumature, e vere e proprie incomprensioni. Ma sono queste caratteristiche a tracciare il profilo di questo disco, tra le altre cose autoprodotto. Ogni traccia contenuta in “Quadri dell’incomprensione” è nata in ogni singola take e, tra tematiche sociali, e politiche, Corrias imbastisce una fitta rete di suoni minimali e Noise/Glitch, eliminando da questo disco ogni traccia di melodia in favore di strutture a base di percussioni. 

L’apertura del disco è affidata a “Spettro”, che, con i suoi 17, apre e chiude la prima parte di questo progetto. La traccia, mantiene un costante stato di oscurità. Tutte le scelte sonore adottate, percussioni filtrate, suoni graffianti, il modo in cui i filtri vengono utilizzati, non solo contribuiscono a creare movimento all’interno di una traccia che rischia facilmente di diventare fin troppo ridondante, ma riescono a sviluppare una costante sensazione di inquietudine. 

“Brillamenti” attinge in maniera più vistosa a elementi noise-glitch. L’intera sequenza di suoni è caratterizzata da distorsioni, click, e rumori, in un beat abbandonato al caos. 

Nelle successive tre tracce, la situazione cambia.

La melodia inizia a farsi strada, ad iniziare dai vibrafoni sintetizzati di “Abbandono”, seconda traccia più lunga del disco. 

“Rilascio” presenta un arrangiamento complesso. Le stratificazioni dei Synth, si eclissano, dando spazio a orchestrazioni strazianti. 

La chiusura del disco è affidata a “Teresa”. Un ambiente sonoro vintage, viene sviluppato da Corrias, per raccontare la storia di Teresa Noce, politica e partigiana italiana. Nonostante il disco contenga sperimentazioni sonore e ambientazioni piuttosto complesse, questa traccia, di gran lunga più semplice (almeno dal punto di vista compositivo), rispetto alle altre è anche quella che più rimane impressa all’interno di questo progetto.

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