Max Boonch: La recensione di “You Might Chortle”

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  • Max Boonch – You Might Chortle
  • 8 Marzo 2023
  • ℗ Heavy Wild

Navigando fra le nuove proposte di questa settimana ha attirato la mia attenzione la copertina di “You Might Chortle”. Forse per il titolo accattivante “potresti ridere”. Forse per la spensieratezza. Forse per la simpatia. Forse perché ricorda molto la cover di un album di Frank Zappa. L’artista è Max Boonch, all’anagrafe Max Boonch, su TikTok “maxboonch”, per gli amici semplicemente “Max”, un social media creator canadese noto soprattutto per i suoi video comici e per il suo modo originale di far musica. Nel momento in cui scrivo il profilo TikTok di Max conta 267k followers, non male se consideriamo che non sono passati neanche quattro anni dal suo approdo sulla piattaforma. Un post Instagram di qualche giorno fa anticipa, e allo stesso tempo riassume, il contenuto del disco: “10 delle vostre canzoni divertenti preferite online + 1 nuovo brano inedito ed un bonus”. 

“You Might Chortle” esce l’8 marzo 2023, distinguendosi fin da subito dagli altri progetti del panorama contemporaneo per la sua spiccata originalità. In primis per la modalità di concezione dell’opera (una raccolta di “video tiktok” già fruibili online), in secundis per gli arrangiamenti dei brani che calzano a pennello con la retorica pungente di Max. Quest’ultima rappresenta il vero cuore dell’album. Pura satira. A questo punto vale la pena spendere due parole per l’etichetta che ha prodotto questo gioiellino: la Tinpot Records. Etichetta fondata nel 2021 dal cantautore londinese Tom Rosenthal con l’ambizione di creare un luogo in cui si sentisse a suo agio a firmare. La cosa curiosa è che, nonostante le canzoni di Tom abbiano guadagnato più di un quarto di miliardo di stream (consiglio l’album del 2018 “Z-Sides”, un songwriting caldo ed acustico, un cuscino di nuvola), lui si è sempre autoprodotto e non ha mai avuto un’etichetta. Molte di queste, soprattutto le major, utilizzano da tempo strutture di sfruttamento che limitano gli artisti in vari modi. Per questo motivo, Tom ha progettato un’etichetta con il solo obiettivo di mettere al centro l’artista. Un’etichetta gestita da artisti per artisti, che promuove una comunità creativa e solidale. 

“Thinking Problem”, debutto in studio di Max Boonch era uscito nell’aprile 2020, in piena pandemia Covid-19. Un lavoro sofferto, che ha visto una gestazione di oltre sei mesi da parte dell’artista canadese. A posteriori possiamo definirlo un disco più canonico rispetto a “You Might Chortle”, una raccolta di brani indie-folk con una forma-canzone tradizionale. Ma con il secondo lavoro in studio, Max cambia definitivamente rotta.

La durata consigliata di un video caricato su YouTube, al fine di massimizzare la monetizzazione. 

La durata dei tempi supplementari di una partita di calcio nel campionato allievi. 

La durata ideale di un rapporto sessuale, secondo gli ultimi studi. 

Il tempo record mondiale di raccolta di tartufi (3.6 chili). 

La durata di “You Might Chortle”. 

10 minuti.

Iniziamo con “Ironic Anymore”, una canzonetta orecchiabile, la cui progressione ricorda vagamente “Sweet Jane” dei Velvet Underground. Dalla prima battuta si intuisce il taglio di Max: “Non voglio più essere ironico, mi piace davvero rivedere il Jersey Shore, ed è proprio così che mi sento”. Tradotto per l’italiano medio: “Non voglio più essere ironico, mi piace davvero rivedere il Grande Fratello, ed è proprio così che mi sento”. Il protagonista sta lottando con tutte le sue forze per essere “fucking for real” (fottuto per davvero), ma viene comunque scartato ad un provino. Si consola con una ventina di magliette All-Stars con stampati sopra dei cuori. 

“Attention Span Man” rimane sullo stesso stile musicale dell’inizio. Il titolo del brano rimanda un po’ all’universo dei supereroi. Max è l’uomo con la soglia di attenzione bassa, un superpotere invidiabile! Ha letto in vita sua solo tre libri: “Chi sono i Beatles”, “Diario di un bambino fifone” e “Diario di un bambino fifon-Rodrick Rules”. Ma è anche il “Mr. Next”, l’eterno procrastinatore. Ma è anche il sig.“Horseshoe Shaver” ed il sig. “Minecraft Puzzle”. Si rifugia nello yoga per trovare la concentrazione, ma niente da fare (“Meditation yoga app is a lie”). In conclusione, la scenetta tiktok viene interrotta dall’arrivo di un sms del suo vicino di casa Steve: “Smettila di cantare dal piano di sotto. Sono le 2 del mattino, alcuni di noi domani dovranno andare a lavorare!”. 

“YouTube Thumbnail” ha un ritmo folkeggiante, con al centro il tema dei titoli “clickbait”. Strategia che in questo universo viene applicata anche ai libri e al cinema. “Scommetto che inizieremo a vendere molti più libri se cambiassimo la copertina, mettendo titoli come “1000 persone vedono per la prima volta”, oppure “ho passato 50 ore sepolto vivo”. Ed invece abbiamo titoli come “Twilight”, “Moby Dick” ed “Il signore delle mosche”. Max conclude con un’intuizione: “potemmo usarlo [il titolo “clickbait”] per le notizie giornalistiche, ma credo che lo facciano già”. Geniale! 

“Bo Bridgers”, uscito a luglio 2022 su tiktok, è un brano pop molto orecchiabile che ha assunto una connotazione quasi profetica. “E se Phoebe Bridgers avesse un figlio con Bo Burnham..”. Da inizio anno alcuni giornali di gossip hanno diffuso dei rumors su una possibile loro frequentazione. “..Sarebbe un episodio crossover per i loro fan. È l’ereditiera per il regno delle persone fastidiose, un figlio per governare la terra dei bastoni e dei poke” prosegue Max. Fino ad una versione indie della Bibbia, che profetizza un messaggio sarcastico in falsetto: “Gesù sono pronto, ti prego, salvaci dal Saturday Night Live, abbiamo bisogno di te, puoi sentirmi o la profezia è una bugia del tipo TMZ”. Ma forse non questa volta.

“How To Tell”, traccia vestita di pop e truccata con colori che fanno riflettere sul rapporto uomo-tecnologia. “Non me ne può fregare di meno del tuo oroscopo, dimmi solo quali sono le app che il tuo cervello ha deciso di mettere in fondo al tuo telefono”. La personalità umana proiettata nella tecnologia di tutti i giorni. Se non hai settato la configurazione (da sx verso dx) come Safari, Music, Messages and telephone, allora sei una persona strana. Se invece hai settato la configurazione cui sopra, allora sei una persona noiosa. Max applica la stessa riflessione anche al tema degli emoji. “Non c’è quiz di tipo INTJ che tu possa mai fare che possa battere la visione della pagina delle emoji che usi di frequente”. Tanto veritiero, quanto inquietante. 

In “The Company TikTok” Max consiglia ad alcuni profili tiktok di avvicinarsi al linguaggio dei ragazzini, così da sentirsi come se Slim Jim fosse loro amico quando parla con meme popolari. Una carrellata di POV’s memes. “POV: sono morto! Tagga qualcuno che faccia un duetto, e che per favore scopra quale articolo di Burger King mi rappresenterà”. Possiamo trovare motivetti migliori.

“Panik Attack Song” è un vortice di problemi. Fra paure che crescono, occhi che ingannano, saliva che manca, sudore che c’è nel sedere.. È solo un attacco di panico. Il ritmo frenetico del brano si sposa alla perfezione con il tema, così come il video tiktok registrato per l’occasione. “È solo un attacco di panico. I miei polmoni si staranno divertendo”.

In “This isn’t it” Max scava nei suoi ricordi, tirando fuori una scenetta d’amore adolescenziale. Un film assieme, il suo braccio attorno alle sue spalle, la condivisione di un bacio, il tutto con in sottofondo “Beat It” di Michael Jackson (“Non eravamo ancora a conoscenza del suo passato”). Il ragazzo canadese uscirà deluso da questa esperienza (“Non credo che le sia piaciuto, avrei potuto usare il burrocacao”), e con la frustrazione fra le mani stroncherà MJ su Rotten Tomatoes (“Not a very romantic movie! Very stressful watch”). Musicalmente il brano si presenta come una ballata acustica, fino all’ingresso del beat, che trasforma l’atmosfera folkeggiante in un pop degno dell’innocenza che si può avere a quell’età.

“Is It Normal?” è una serie di interrogativi sentiti, sensati, ingenui. “È normale avere un milione di mail non ancora lette? È possibile piangere dopo l’ennesimo rewatch di “Cambia la tua vita con un click”? è molto triste quando ignora suo padre e poi invecchiando si ritrova da solo, fino in punto di morte. E questo sarebbe un film per bambini?!” Il groove scandisce le domande di Max con una cadenza regolare, l’accompagnamento in sottofondo conferisce simpatia al brano. Atmosfera piacevole.

“Chunk of Brain” nasce da una notizia trasmessa dalla stazione statunitense “National Public Radio” (NPR): il nostro cervello non si svilupperà completamente prima di aver compiuto venticinque anni. Su questa premessa Max ricama un motivetto molto evocativo, fra i nei di Tom Holland, chi ha inventato i pantaloni con le ginocchia increspate e il cringe intrinseco per chi è nato fra due linee generazionali. Riporto gran parte del testo, perché anche voi possiate apprezzare il genio di questo ragazzo. “C’è un pezzetto di cervello là fuori che fra due mesi arriverà, ed io conto davvero che il pezzetto sia di dimensioni abbastanza grandi e conosca tutte le risposte ai miei chi, dove, quando e perché. Chi ha inventato i pantaloni con le ginocchia increspate e dovrebbe essere incriminato per un crimine o in che tipo di cringe mi inserisco se sono nato tra due linee generazionali (Gen Z vs Millennials) e dove tengono il neo di Tom Holland da quando l’hanno scritturato in Spiderman 5 o quando troverò un lavoro regolare invece di googlare parole che fanno rima.” Alla fine, il pezzo di cervello mancante bussa alla porta, Max apre tutto contento e la materia grigia esordisce con: “Come si cucinano le fettuccine Alfredo?”. 

“Awkward Death” è una folk acustico in cui Max si immagina scenari di morte imbarazzanti, come soffocare con la propria saliva oppure slogarsi una caviglia. Il ragazzo deve essere un fan di “1000 modi per morire”. Alcune scenette sono davvero esilaranti. “Spero di non morire in un luogo imbarazzante, come mentre scorreggio in pista da ballo, oppure mentre sto spingendo una porta o mentre sto aprendo il tuo soft-core porn della sera prima nell’alimentari sotto casa”.

“When I Said LOL” è una bonus-track veramente singolare. Max sconvolge il significato di alcune espressioni del linguaggio comune, rivelando la vera intenzione dietro tali parole. Quel che emerge è un dialogo surreale, instabile, un po’ come quello instaurato fra Woody Allen e Diane Keaton nell’iconica scena sul balcone del film “Annie Hall” (1977). “Quando ho detto LOL, non ho riso. Quando ho detto ha ha ha, non l’ho fatto affatto”. Le parole scorrono talmente veloci che non facciamo neanche caso al tappeto musicale in background. Ci accorgiamo della sua esistenza solo duranti alcuni obbligati verso la fine del brano. Gradevole.

“You Might Chortle” è un album estremamente particolare, non convenzionale. Molto azzeccata l’idea di Max di far conciliare LP e social network. La probabilità che venisse fuori un lavoro scadente era alta. Tuttavia, l’artista canadese è riuscito a tirare fuori dal cilindro un disco fresco, divertente e molto attuale, sia dal punto di vista dei temi trattati, sia per gli arrangiamenti musicali scelti.

VOTO: 8/10.

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