Miley Cyrus: La recensione di “Endless Summer Vacation”

5 mins read
  • Miley Cyrus – Endless Summer Vacation
  • 10 Marzo 2023
  • ℗ Smiley Miley / Columbia Records / Sony Music Entertainment

“Endless Summer Vacation” è il titolo dell’ottavo album in studio della cantante americana. Lungo tutto il suo percorso, Miley Cyrus ha abituato gli ascoltatori a cambi radicali di stile passando dal country alle diverse sfaccettature del pop ai riferimenti Glam e New Wave di Plastic Heart. Endless Summer Vacation rimane sul filo conduttore del disco precedente, combinando la raucedine della cantate ad arrangiamenti pop contemporanei. Il primo problema di questo disco sta nella discontinuità dello stile delle tracce, dovuto probabilmente al fatto che, come molto spesso accade con artisti di questo livello (abbiamo visto la stessa cosa con Rush! Dei Måneskin), si sia ricorso ad un vero e proprio esercito di autori e produttori tutti diversi fra loro.  Tra i produttori spiccano i nomi di BJ Burton (Eminem, Bon Iver, Taylor Swift, The 1975), Greg Kurstin (Adele, Kendrick Lamar, Halsey, Sia), Kid Harpoon, produttore di gran parte delle hit della carriera solista di Harry Styles. Tra gli attori abbiamo nomi come Aldae (Justin Bieber), Bibi Bourelly (Lil Wayne, Usher), Ian Kirkpatrick, collaboratore storico di Dua Lipa. Nelle tematiche trattate troviamo, vulnerabilità, la ricerca di sé stessi e dell’amore. 

La traccia di apertura è “Flowers”, ormai ampiamente assimilata. È uscita come singolo a metà gennaio, assicurandosi le prime posizioni nelle classifiche. Nella canzone sono presenti riferimenti alla sua passata relazione. “Jaded” racconta i rimpianti dovuti alla fine di una storia, primo fra tutti, il non essere stati in grado di affrontare i problemi insieme. A livello di melodia e produzione è probabilmente la traccia più forte del disco, o almeno quella che ti cattura di più. “Rose Colored Lenses” rallenta il ritmo dell’album, facendo affidamento a elementi classici di generi come il bedroom pop. È potenzialmente la canzone che rispecchia di più il titolo del disco. Parla di amore e sogni, con una vena ottimistica. “Thousand Miles”, primo dei due featuring del disco, vede la presenza di Brandi Charlie. È una canzone dalle tinte più country-pop, almeno dal punto di vista della produzione. Torna la fine di una relazione come argomento principale, ma visto da una prospettiva diversa.

“You”, ballata al piano forte contaminata da suoni di suoni ambientali di sintetizzatore, non riesce ad avere un suo posto nel disco, sembra sia li esclusivamente per traghettare l’ascoltatore verso “Handstand”, probabilmente il pezzo più sperimentale. Ci sono voci parlate, vocalizzi e sezioni ritmiche caratterizzate da campionamenti e drum machine, a condire un testo il cui argomento principale è l’incontro con un amante. “River” si sposta verso il dream-pop, pattern di chitarra funky e batterie sintetizzate. A tratti sembra di sentire la Lady Gaga dei primi anni 2000. “Violet Chemistry” introduce la presa di coscienza per quanto riguarda la relazione con un amante, suggerendo che potrebbe non essere una buona idea. Dal punto di vista dell’arrangiamento, la canzone non si discosta molto dalla sua precedente, almeno fino al cambio di struttura a metà traccia. 

“Muddy Feet”, secondo featuring del disco, vede la partecipazione di Sia, mescola piano forte e drum machine. In “Wildcard” ritorna alle tematiche di “You” ed è probabilmente la traccia più vicina a Plastic Heart. “Island” parla di mancanza. C’è un’atmosfera dalle tinte psichedeliche, caratterizzata da un arpeggio di sintetizzatore. La “Vacanza estiva senza fine” di Miley Cyrus si chiude con “Wonder Woman”. Se questo disco fino ad ora aveva cercato di non cadere nei soliti cliché ecco che arriva questa canzone. Altra ballad in cui lo strumento di punta è il piano forte. La canzone parla di resilienza, dolore e crolli emotivi, e ne parla attraverso la ricetta più vecchia che l’industria discografica conosce. 

Quest’album è un grande minestrone, ci sono troppi elementi e nessuno riesce a trovare il suo posto. Non è sicuramente uno dei peggiori lavori di Miley Cyrus. È un disco che merita di essere ascoltato, ma gran parte delle tracce difficilmente rimane impressa.

/ 5
Grazie per aver votato!
Previous Story

Fever Ray: La Recensione di “Radical Romantic”

Next Story

Manchester Orchestra: La recensione di “The Valley of Vision”

Latest from Recensioni