NU -SHU: La recensione di “DOX”

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Review

Voto
7/10
Overall
7.0/10
  • NU-SHU – Dox
  • 10 Novembre 2023
  • ℗ Discographia Clandestina / Sugar / Sangiorgi / Icona

Dopo otto anni dall’omonimo EP di debutto, il duo leccese, composto da Giuseppe Paskone Calabrese, al basso e alle bacground vocals e Carmine Tundo, voce e batteria, torna con un nuovo progetto, dal titolo “Dox”. 12 tracce, per un totale di 32 minuti, in cui atmosfere industrial incontrano distorsioni, voci filtrate e paesaggi oscuri. Il duo colloca il suo percorso artistico fuori da ogni schema commerciale, come già accaduto in lavori precedenti, da “La Municipal” a “Mundial” e “Jack in the Head”, passando ovviamente per il loro EP di debutto e fino ad arrivare a questo disco. 

La scelta artistica dei NU-SHU di restare completamente scollegati ai canoni mainstream parte dal nome, che indica un tipo di scrittura utilizzata dalle donne nella provincia dello Hunan, in Cina, in un periodo di oppressione da parte del genere maschile. Nonostante ci abbiano provato in tutti i modi, non sono mai riusciti a decifrare il linguaggio. Nel caso dei NU-SHU, l’idea è pressoché la stessa. La voglia di affermarsi artisticamente seguendo altri canoni, del tutto distaccati dall’odierna superficialità musicale.

Il disco, uscito per Discographia Clandestina, riesce ad inserire all’interno di tracce profondamente radicate in generi attribuibili ai “Queens of the Stone Age”, lo spazio per sperimentare, tra suoni psichedelici e rumori. 

“DOX” si apre con una cupa progressione di accordi e ritmiche incalzanti, condite con scricchiolii e suoni che ricorda i versi gracchianti dei corvi. L’apice della tensione arriva alla fine, quando “Vangelia” si chiude di colpo, catapultandoti nelle distorte linee di basso di “J Jade”. Al suo interno si mescolano sentori di alt-rock dell’era Grunge, voci filtrate e loop. Le distorsioni spalmate sulla ritmica sincopata di Tundo, giocano con vortici aerosi e voci riverberate. 

“Scura” porta le sperimentazioni in primo piano, generando una ritmica serrata dai tratti viscidi, accompagnata da arpeggi squillanti e voci sussurrate. In “Chemical Lover”, le voci escono fuori dallo standard di questo disco, trasformandosi in un vero e proprio strumento musicale, prima che il fill di snare faccia esplodere la traccia in percussioni corpose e muri di distorsioni.

“Eco di Liebel” parte dagli stili esplorati in “Scura”, per poi convertirsi in una traccia dalle atmosfere cupe, che si muove in un altalenante sali/scendi di tensione.

Il disco si chiude con le sezioni ritmiche club di “La mia Vendetta”. La traccia viaggia verso atmosfere della prima ondata trip-hop anni ’90. Le voci ancora una volta occupano un posto importante dal punto di vista melodico, creando la struttura per loop metallici e melodie squillanti. 

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