PVRIS: la recensione di “Evergreen”

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  • PVRIS – Evergreen
  • 14 Luglio 2023
  • ℗ Hopeless Records

È stato pubblicato lo scorso 14 luglio il disco dal nome Evergreen, quarto album in studio di PVRIS che torna a soddisfare il suo pubblico dopo il debutto con White Noise e la prosecuzione con All We Know of Heaven, All We Need of Hell e Use Me.

PVRIS (da leggere Paris) nasce come il nome di un gruppo musicale statunitense formatosi nel 2012 ma scioltosi nel corso degli anni per svariati e controversi motivi, divenendo successivamente il nome d’arte di un’artista solista: Lyndsey Gunnulfsen, detta più brevemente Lynn Gunn. Lei, artista a tutto tondo, è una cantautrice, produttrice e polistrumentista capace di inglobare nel suo sound elementi di musica elettronica dall’atmosfera sognante, pop e rock dark. Insomma un mix di generi che danno vita ad un progetto di uno spessore e di una maturità tangibili.

Come dice il titolo stesso del progetto, Evergreen è stato definito dalla stessa cantautrice come un album destinato a durare nel tempo, incapace di rispettare limiti di qualsiasi tipologia. L’intenzione di Lynn Gunn è stata quella di creare un album costruito sul concetto di costante rinnovamento, ma soprattutto durevolezza, un tema un po’ atipico se si pensa alla società attuale dove tutto risulta estremamente rapido e istantaneo, destinato a sopravvivere non più dei secondi che segnano la durata di una storia di Instagram. La cantante combatte questa concezione della realtà dimostrando un finissimo talento nella produzione delle basi e dando vita ad un disco formato da 11 tracce in grado di parlare ad un pubblico composto da nonni nostalgici e da giovani affamati di modernità.

L’album è stato anticipato dal singolo Goddess, pezzo che racchiude una serie di stati d’animo diversi, ma pur sempre in comunicazione tra loro: rabbia che si trasforma in sete di potere, emancipazione femminile ma soprattutto desiderio di autonomia. Questi sentimenti di rivendicazione femminile li troviamo anche in altri due singoli intitolati rispettivamente Animal e Anywhere But Here ma – mentre il primo li racconta attraverso un sound rock rivisitato in chiave moderna – il secondo si addolcisce e si chiude con le preghiere della Gunn per la prosperità di un nuovo inizio.

Il tema della femminilità, ma soprattutto della fiducia in se stesse (per le giovani donne) si percepisce in maniera potente in ogni pezzo che compone l’album, anche in quelli dove non è esplicitato chiaramente poiché fa comunque da sfondo. Lynn Gunn non ha paura di far sentire la sua voce, non ha paura di mostrarsi forte e al contempo vulnerabile, non ha paura di toccare temi che da certi critici possono essere definiti anche un poco “provocatori”.

Accade in Love is a…, decima traccia di Evergreen ispirata dalla frase francese “la petite mort”, il cui significato sta ad indicare in senso metaforico il cambiamento dello stato di coscienza femminile causato dal post orgasmo, sensazione che PVRIS esplora e spiega senza pudore all’interno del pezzo in questione. Lo fa mettendo in comunicazione col tema principale vari aspetti della religione e della cultura pop citando “like a virgin, a Madonna”, riferimento sia alla Vergine Maria che alla hit del 1984 di Veronica Ciccone, in arte Madonna.

Si tratta di riferimenti che seppur velatamente arrivano all’orecchio in maniera immediata ed è difficile non far parlare di sé in casi come questo, che sia sotto una buona o cattiva luce. Si può dire che per il momento PVRIS sta ricevendo un buon riconoscimento e – nonostante Evergreen sia stato reso disponibile in forma fisica e sulle piattaforme digitali solamente da pochi giorni – può essere definito già uno dei migliori album del 2023.

Voto: 9/10

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