Steady Holiday: La recensione di “Newfound Oxygen”

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  • Steady Holiday – Newfound Oxygen
  • 17 Febbraio 2023
  • ℗ Steady Holiday

“It was actually before the pandemic that I kind of hit a wall with that and realized that if I were to move forward with making music I’d have to make some really big spiritual changes”. La nostra storia comincia da qui, un’artista in piena crisi esistenziale. “I had to completely deconstruct how I thought the music industry worked and just kind of build back up with some humility. There was a lot of just raging ego and entitlement that made me feel like I was owed a career” ha rilasciato Andrea “Dre” Babinski, in arte “Steady Holiday”, con molta franchezza ai microfoni di Grimy Goods. “Take The Corners Gently” (febbraio 2021) ha rappresentato un momento di svolta per la songwriter statunitense, una resa dei conti su come definirebbe il successo come artista e la sua felicità come persona. Anche dal punto di vista musicale ci fu un’evoluzione rispetto ai due lavori precedenti “Under The Influence” (2016) e “Nobody’s Watching” (2018). I brani si fecero meno cupi, integrando movimento, groove ed elettronica. Arriviamo a “Newfound Oxygen” (febbraio 2023), quarto album in studio di Babinski, il cui nome riprende una linea già tracciata con “Take The Corners Gently”, la quale mise le fondamenta per profonda riflessione interiore. “Not to say there isn’t like an evolution between the two records,” sottolinea Dre Babinski. “It feels like a lot of the same topics that I’m continuing to explore, topics that I think are pretty evergreen and seem to be the ones I circle around throughout my life: identity, where you fit into the world, and how you see the world”. “Riprendiamo ossigeno” ed immergiamoci in questo viaggio. 

Il disco si apre con un basso cupo, come a presagire un’atmosfera belligerante (“Bomb Shelter”). Non passano neanche dieci secondi che compare la dolce voce di Dre, come a salvarci, per portarci al sicuro nel “rifugio antiaereo in coma”. Ma “Bomb Shelter Comatose” scopre subito le carte in tavola. Il testo parla di quanto sia sicuro e bello (“abbastanza”) vivere nella propria comfort-zone, ma si interroga anche se è realmente quello che vogliamo. “This bomb shelter comatose I’m in / It keeps me safe it’s good enough to live / But it’s not living, it’s not what I want”. Emozionante il passaggio in cui il brano si apre al verso “I’ve been thinking of breaking out”. 

“The Balance” è il terzo singolo pubblicato qualche settimana prima dell’uscita dell’album. Motivo allegro che nasconde una delle più profonde riflessioni del disco. “Time didn’t matter a lifetime ago / I took for granted what I didn’t know / Things like: time, you can’t stop it / It goes one way / It’s a lot to manage / Time, when you have it, take a moment / Gotta learn the balance”. Nessuna presunzione, ma una semplice constatazione dall’esperienza quotidiana. “I’m not waiting on a miracle to come / Would you follow me into the unknown / Either way, it’s gonna change”. Muoversi, gettarsi nell’ignoto (come si può vedere nell’official video, in cui Steady Holiday si getta da una scogliera, metafora di terra inesplorata), qualcosa sicuramente cambierà. Melodia delicata e intermezzi di tastiera sognanti avvolgono l’intero brano in un nebbia dream pop. Chiudete gli occhi e lasciatevi cullare.

In “Asleep” compare in primo piano uno strumento “insolito”: una chitarra acustica. “Insolito” perché nella discografia di Steady Holiday non troviamo molte acoustic ballads. Il terzo brano di “Newfound Oxygen” è una ballata leggiadra, impreziosita da cori presi in prestito da Rubber Soul e tastiere ad armonizzare un requiem. Un incidente stradale, forse un colpo di sonno. “It was an accident I know / Just a poorly timed blink”. Rimaniamo con il fiato sospeso fino all’ultima strofa. “A moment later and we would have crashed head on / No one would survive / But isn’t that just life? / You say there’s someone looking over us for sure / It’s a miracle at work / I wanna believe in something”. Lo shock porta la protagonista ad interrogarsi su quale sia il vero valore della vita: “I was asleep in the backseat / When I woke up in the middle of my 30s / Asking what is real, what is concrete? / Except the solid ground under my feet?”

“High Alert” è gradevole, acustica, ma non risolve il problema che affligge il testo: stare allerta. Ho bisogno di una motivazione concreta per non sentirmi allarmato “Trust is not an easy thing / I need hard evidence please / Prove it and the skeptic believes”. Non riesco. È più forte di me, ma non voglio. “I won’t stay on high alert / If I could breathe it in / A sip of oxygen / Show it when you know that you’ve got nothing to conceal / This is how love makes the broken heal”. Il “Reprise” riprende la parte finale del testo con solo voce e chitarra, la luce è stata avvistata. 

“Can’t Find a Way” è una canzone d’amore straziante in cui la protagonista “non riesce a trovare un modo” per innamorarsi. “It’s safe to say that I would die for you / ‘Cause I can depend on you in every way but one / Can’t find a way to fall in love with you”. La protagonista sembra essere l’unica a non vedere la verità, ma alla fine capisce che… “I really wish it wasn’t true / The secret’s out, I wasn’t right for you / Everyone knew before I knew, but I denied / It’s all the little things you do / You meet in the middle, make me smile / It isn’t lost on me how hard you try, but I / Can’t find a way to fall in love with you”. Un amore non ricambiato, la ricerca di “un perché” inconscio. Questa tristezza è ben accompagnata da un pianoforte mai invadente, sempre rispettoso nei confronti dei sentimenti dell’artista.

“All Weekend” è da ascoltare all’imbrunire del weekend, dove il Sole tramonta sempre alla stessa ora. Ed è quando scende la sera che non ci sono più garanzie, solo sogni. “There are no guarantees, only wishes / I want you next to me but how luck changes / I won’t be cynical / I’ll try my best to have it all and let it go / Like 1, 2, 3”. Dovremo tornare su questa canzone una volta che “abbiamo imparato l’equilibrio”. 

Una tastiera camuffata da carillon ci introduce alla strofa di “My Own Time”. Piantata davanti alla porta del castello, le guardie non la lasciano uscire. Ma lei vuole trascinare la sua vita fuori, non vuole lasciarla indietro nel suo tempo libero. Ma nessuno in venti anni ha mai visto aprirsi il portone, “forse non vale la pena starsene qui fermi, tanto la vita là fuori andrà avanti con o senza di me”. “Life moves on quick with or without me / I may as well take my chances now”. In altri brani viene ribaltata la situazione all’ultimo verso, “My Own Time” si aggiunge alla lista. 

“Under The Moon” ha come tema la competizione. Una costante corsa (“This constant climb, to thrive, to outrun each other”), verso cosa poi non lo sappiamo neanche noi (“What is the end we pursue? What are we trying to prove?”). È il meglio che riusciamo a fare? (“Is this the best we can do?”). L’arrangiamento ha il sapore di latte di stella, sembra davvero di stare sotto la Luna (“We’re all living under the moon”).

Chiude il disco la title track “Newfound Oxygen”. Un intro di basso, groove di batteria, poi voce. La risposta che stavamo cercando sta dentro questo brano: “Newfound oxygen / Saved me in the end I know”. “Riprendere ossigeno” come condizione necessaria per aprirsi all’autocritica, alla messa in discussione delle proprie convinzioni. “Come right in you’re welcome anytime / There’s enough for all of us to dine / Won’t you stay?” 

La forza del quarto lavoro di Steady Holiday sta sicuramente nei testi introspettivi e nelle linee vocali, disegnate prendendo spunto da giganti dei “sixties” (Brian Wilson e Beatles su tutti). L’arrangiamento delle canzoni partecipa poco, rimane in disparte a fissare l’ascoltatore che interpreta le parole di Dre. Ascolto consigliato per una passeggiata in città oppure durante un giro in bicicletta, lasciando andare i capelli al vento. 

“Newfound oxygen / Saved me in the end I know […] /Come right in you’re welcome anytime / There’s enough for all of us to dine / Won’t you stay?” 

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