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STORIE

Speedy Wunderground: Come Dan Carey ha ridisegnato l'Underground britannico

Fontaines D.C., Black MIDI, Squid, Slowthai, Kay Tempest. Che cosa hanno in comune tutti questi artisti? La risposta è Dan Carey e la sua Speedy Wunderground.

 

Se hai ascoltato un progetto proveniente dalla scena alternative britannica degli ultimi anni, molto probabilmente tra i crediti è presente il nome di Dan Carey. L’insolito approccio creativo del produttore inglese, al timone della Speedy Wunderground, ha contribuito a creare il suono alternative che, dagli angusti scantinati di Brixton, è arrivato fino alle nomination per i più ambiti premi nell’industria discografica.

Prima della carriera da produttore, Carey costruisce la sua immagine durante il corso degli anni ’90, come chitarrista in una band. Da lì la sulla sua strada iniziano a crearsi una serie di relazioni che lo conducono fino ai giorni nostri. Un Dan poco più che ventenne viene preso sotto l’ala del produttore Nick Manassa, un volto noto nella scena londinese per esser stato uno dei pionieri nel Dub. Qui si affaccia alla musica elettronica e alla produzione. Nello studio di Manassa passa di tutto, dall’Hip-Hop alla techno. La salita alla ribalta dei produttori musicali verso la fine degli anni ’90, per mano di artisti come Moby, avvicina la Virgin Records a Dan Carey. Sebbene l’esperimento di Virgin non andò a buon fine, per Dan ebbe quasi solo risvolti positivi, perché questo è il momento in cui il produttore conosce due elementi chiave nella sua storia, uno e Sia, con cui registrano il primo successo: “Breath Me”. Quello con Sia è un sodalizio che continua a generare ottimo materiale tutt’oggi. Ma la conoscenza più importante è quella che avviene tra Dan e Emiliana Torrini. Anche lei ad inizio carriera. Da questo incontro nascono tre dischi. Anche qui la svolta più importante arriva quando Parlophone propone ai due di scrivere un pezzo per Kylie Minogue. Il risultato? Si chiama “Slow”. Un enorme successo, primo in classifica in cinque paesi tra cui il Regno Unito e biglietto da visita per entrare nel mondo della gente che conta.

La traccia di Kylie Minogue è una benedizione per il produttore, ma qualcuno sostiene che Dan fosse destinato ad essere questo. Per capire meglio la situazione occorre fare un passo indietro a circa tre anni prima, in una notte del 2000. Dan e il Dj Rob Da Bank si trovano con un demo piuttosto promettente per le mani, manca solo qualcuno che possa prestare la voce. La scelta ricade su una figura piuttosto importante, soprattutto per Carey. Quella di Lee Scratch Perry. Prenotata una sessione in uno studio della Svizzera, i tre si trovano a registrare la traccia. Arrivato in studio Carey trova Perry intento a lavorare su del materiale. Non gli rivolge parola finché non è fuori dalla sua bolla creativa. Finito di portare avanti il materiale a cui sta lavorando si volta da Carey con gentilezza, e i due iniziano a lavorare. Registrano diverse versioni del pezzo, fino a tarda notte, finché non arrivano al risultato cercato. Finite le registrazioni i due parlano e Perry da la sua benedizione a Dan. Nessuno sa effettivamente cosa si sono detti.

Insieme al successo di Slow però iniziano ad arrivare i primi problemi. A Carey non importano le hit, i colletti bianchi, stare in una stanza con dieci persone addette a impacchettare un singolo da classifica. Lui vuole fare i dischi. Su suggerimento della Torrini, chiude con le grandi etichette e prende un’altra strada. Torna alle origini, imbraccia la chitarra e instaura un rapporto lavorativo con Joe Lean & The Jing Jang Jong. Ancora una volta l’intuito di Carey colpisce nel segno. Il produttore porta il krautrock alla ribalta e nel mentre trova il tempo per produrre il terzo disco dei Franz Ferdinand. Un ennesimo successo.

 Tutti questi progetti forniscono al produttore i fondi necessari per iniziare il progetto del suo studio. Parallelamente Dan inizia a creare tutta una serie di linee guida che, ancora oggi, sono alla base del processo creativo nella Speedy Wunderground. La prima di queste riguarda il rapporto fra produttore e artista. Non sono gli artisti a sceglierlo, come di solito succede, ma è lui che sceglie gli artisti. Questo perché dietro alla produzione del materiale targato Dan Carey, c’è un’attenta analisi sull’artista. Un artista deve avere qualcosa da dire, deve dare qualcosa alla musica, e non meno importante, deve essere in linea con le logiche del suo produttore. Sono vincoli ferrei, ma fino a quel momento hanno funzionato, e Dan è deciso a seguire questa strada. Così oltre a quella da produttore, inizia a costruirsi un’immagine da Scout. Va a vedere le piccole band esibirsi negli angusti locali di Brixton, come il “Windmill”. Ascolta gli artisti suonare, analizza i loro movimenti, ricerca delle connessioni nelle loro canzoni. E quando le trova allora sceglie di produrre i loro lavori.

Nel 2011, su richiesta di Rob Da Bank, Carey produce il disco di debutto dei “Sound of Rum”, e qui il suo percorso cambia, ancora una volta, radicalmente. Cambia perché la frontwoman di quel gruppo è Kae Tempest, che in futuro sarà l’artista principale della Speedy Wunderground, e tutt’oggi uno degli artisti di punta dell’etichetta. Ma prima di arrivare a questo punto ci vorrà del tempo. Nel mentre Dan continua a macinare produzioni su produzioni, Miles Kane, Willy Mason e i Chairlift, il gruppo di Caroline Polachek.

All’inizio del 2013 Dan torna a collaborare con Emiliana Torrini, producendo il suo nuovo singolo, “I Go Out”. Questa traccia siglerà l’inizio di una nuova era, non solo per il produttore, ma per tutto l’underground britannico. Questo è il momento in cui quella realtà, che Carey ha creato passo dopo passo, produzione dopo produzione, artista dopo artista, da quella notte del 2000, prende forma completa. Il 25 febbraio 2013, esce “I Go Out”, do Emiliana Torrini e Steve Mason, e nasce la “Speedy Wunderground”.

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Ad aiutare Dan Carey in questo cammino ci sono Alexis Smith e Pierre Hall, che si occupano delle questioni amministrative, mentre Dan può fare quello che sa fare meglio: i dischi. Una cosa nella Speedy Wunderground si nota da subito, questa non è come tutte le altre etichette nell’industria discografica. Gli inglesi direbbero: “run-to-the-record-shop-quick”.  L’idea di Dan Carey non è quella di lavorare a un pezzo e poi tenerlo conservato per mesi prima della sua uscita. Lui vuole che il disco venga lavorato e poi, una volta ultimato (anche qui seguendo delle regole ferree), immediatamente pubblicato.

I prodotti che la Speedy Wunderground pubblicherà, per la maggior parte singoli da 7’’ e 10’’, verranno non pubblicati il più in fretta possibile, ma dovranno essere lavorati anche con assoluta spontaneità, seguendo una serie di linee guida:

  • Dan Carey produrrà e lavorerà a tutte le uscite, nel suo studio nel Sud di Londra;
  • La registrazione dei progetti dovrà essere eseguita in solamente un giorno, questo implica un lavoro a 360° sul progetto. Il mix dovrà essere eseguito il giorno dopo le registrazioni;
  • Non si faranno pause pranzo durante le registrazioni;
  • Le sovraincisioni dovranno essere ridotte al minimo;
  • Le registrazioni verranno eseguite in presa diretta.
  • Ogni anno la Speedy Wunderground pubblicherà una compilation contenente tutti i progetti registrati in quell’arco di tempo.

Nonostante possano sembrare regole piuttosto rigide, questo è il metodo che Carey ha adottato per far si che il materiale della Speedy non rimanga mesi su uno scaffale o dentro un Hard Disk a prendere polvere. Questo approccio non ha contribuito solo a eliminare le perdite di tempo e evitare ripensamenti e inutili modifiche al progetto. In un’industria discografica che si forgia principalmente on-line, Carey rimane uno dei pochi ad adottare un approccio creativo d’altri tempi. Tutto il materiale, non viene registrato solo in presa diretta, ma in maniera completamente analogica e su nastro. Il materiale viene poi convertito in digitale per la post-produzione. Se nel materiale risultano errori grossi viene eliminato, e si comincia da capo. Questo modo di operare fa si che la band o l’artista si presenti alle registrazioni con già un’ampia padronanza del materiale da registrare. L’idea di Carey non è quella di una traccia perfetta, ma quella di una traccia in cui gli errori contribuiscono a dare la giusta impronta al progetto. Un’altra cosa che ha contribuito alla creazione del suono della Speedy Wunderground è l’utilizzo di una macchina particolare. Si chiama Swarmatron, un sintetizzatore analogico prodotto dalla Dewanatron. Ad oggi ne esistono solo 83 esemplari e Carey ne possiede tre. Lo inserisce all’interno di tutte le sue produzioni, riuscendo a incastrarlo perfettamente all’interno degli arrangiamenti.

Torniamo alla fondazione dell’etichetta.

Nel primo periodo, nonostante l’ampio curriculum di Dan, per l’etichetta non fu così semplice, ma poi le cose iniziarono a cambiare. Un giorno del 2014 si presenta sul portone della Speedy un volto conosciuto. Kae Tempest. Dopo due dischi, i Sound of Rum si erano sciolti e la rapper era pronta a iniziare la sua carriera da solista. Da quell’anno Dan e la Speedy Wunderground iniziarono a sfornare una lista di progetti musicali destinati ai più ambiti premi dell’industria discografica. In Kae, il produttore ha trovato l’artista perfetto con cui collaborare. Il successo del primo disco porta i due ad un tour insieme. Suonano insieme in Inghilterra, Europa e negli Stati Uniti, in cui trovano, tra una cosa e l’altra, il tempo di collaborare con Rick Rubin, Jay Z, Frank Ocean e Beck.

Ad oggi la Speedy Wunderground ha pubblicato 5 compilation e più di 40 singoli e una serie di EP. Il metodo Dan Carey ha contribuito alla creazione di molte delle nuove scene musicali inglesi. Il produttore ha forgiato il suono di numerosi artisti, Fontaines D.C. (nominati ai Grammy nel 2020), Wet Leg (Nominati ai Grammy nel 2022), Black MIDI, Black Country, New Road, Slowthai, e potremmo andare avanti per ore.

Ma ciò che conta di più non sono gli artisti che ha prodotto, ma l’ambiente da cui essi arrivano. Dan Carey e la Speedy Wunderground hanno creato una generazione di artisti che lavora la musica in maniera grezza, come in pochi continuano a fare, una generazione di artisti che viene dalle prove negli angusti scantinati o piccoli conerti nei “Windmill” di turno. Dan Carey ha ridisegnato la scena Underground britannica, in una maniera (purtroppo) non replicabile.