GUTS

Olivia Rodrigo: La recensione di “GUTS”

Olivia Rodrigo – GUTS

8 Settembre 2023

℗ Geffen 

A due anni dall’uscita del suo disco di debutto, l’attrice/cantante californiana, torna con il suo secondo album in studio. 

In GUTS, ci si ritrova immersi dentro un’atmosfera liceale, con ragazze ribelli che si muovono a ritmo inni “teenage rock” tra i corridoi del loro liceo. Eppure, nonostante gli stili che sembrano perfetti per essere utilizzati come colonna sonora di un film di seconda categoria per adolescenti, questo disco ha molto di più. Olivia trova lo spazio su una tela non facile da gestire, per dipingere l’immagine emotivamente forte di una ragazza alle prese con la sua vita da adolescente, con l’ansia sociale, l’essere diversa dalle “belle ragazze”. E forse il problema più grande, dover crescere. 

Olivia guts

Lo stile concettuale del disco non è cambiato, rispetto a SOUR, eppure la cantante sembra essere cresciuta molto dal punto di vista artistico, apparendo più matura. 

Per tutte è 12 le tracce, Olivia è tornata a collaborare con Dan Niro, che aveva già lavorato alla stesura di tutti i testi di SOUR. Lo troviamo anche alla produzione del disco, insieme a Ian Kirkpatrick (Dua Lipa, Selena Gomez, Charlie XCX), Rayan Linvill, Alexander 23 e la stessa Rodrigo. 

L’album comincia con “All-american bitch”, una simil ballad guidata da un arpeggio di chitarra acustica. La ballata dura meno di un minuto, perché la canzone si trasforma in una cascata di suoni graffianti e metallici dallo stile pop-punk, che permette a Olivia di vomitare tutta la rabbia che ha dentro: “Non mi arrabbio quando sono incazzata / Sono l’eterna ottimista / Urlo dentro”. Nella traccia seguente, prende molto spunto da i riff più pesanti del disco precedente, per creare un’atmosfera pop-punk da stadio. 

A differenza dei ritmi parecchio movimentati di SOUR (salvo pochi casi), in questo disco, Rodrigo si prende dei momenti in cui far uscire tutto il suo dolore fra le dolci note di piano, come nel caso di “Vampire” o “logical” o tra morbidi arpeggi di chitarra e armonie vocali, come per “Lacy”. 

In “making the bad” e “Get him back!” emerge quella particolare ispirazione, mai nascosta, agli stili di scrittura della Taylor Swift di RED. La cantante attinge al suo disco precedente, non solo per i pezzi chick-rock, ma anche per le tracce più introspettive, come nel caso di “the grudge”, che nasconde molto del suo primo singolo “Driver License”.

Il disco si chiude con “pretty isn’t pretty”, un power pop, anche qui in stile taylor swift, che fa da colonna sonora perfetta per un ballo del liceo, e “Tenage Dream” una ballata strappa lacrime sulla crescita: Dicono tutti che migliora / Più cresci più migliora /Si, dicono tutti che migliora / Soffio le candeline, buon compleanno a me.

Nonostante questa pagina cerchi di non creare attriti, vorrei chiudere questa recensione con due domande a tutti i detrattori di questo disco. Di cosa dovrebbe parlare una ragazza di 20 anni, se non di questo? E di cosa parlavano i vostri artisti di punta alla sua età?

Voto: 7.9/10

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