Hard Rock

Tuesday Music Revival: Led Zeppelin IV – Led Zeppelin

  • Led Zeppelin – Led Zeppelin IV
  • 8 Novembre 1971
  • ℗ Atlantic Recording Corporation / Warner Music Group

43 minuti di estasi per uno dei pilastri portanti di ogni canzone rock nata dopo il 1971. “Led Zeppelin IV” fonde con una maestria quasi ultraterrena, Blues, Folk e Hard Rock, definendo il suono cardine di tutti gli anni ’70. Il disco iniziò a vedere la luce circa un anno prima della sua uscita, nel Dicembre del 1970, durante delle sessions agli Island Studios di Londra. Successivamente il gruppo si spostò in un cottage dell’800 dove avevano già registrato alcuni pezzi di “Led Zeppelin III”.

Immersi nella natura dell’East Hampshire, gli Zeppelin, generano, attraverso le sperimentazioni di John Paul Jones e la supervisione di Jimmy Paige, che oltre a fare il chitarrista, si è occupato della produzione del disco, un hard rock contaminato da elementi folkloristici nord-europei, come il mandolino, flauti e armoniche, mischiati a testi che spaziano dal biblico alla mitologia, alla passione per le rune di Robert Plant. Dopo una fase di registrazione scoppiettante, il disco ebbe una battuta d’arresto, dovuta principalmente alle sessioni di mixing, avvenute in California, che non avevano convinto Jimmy Paige, che aveva insistito per far mixare da capo il disco tra gli Island Studiose gli Olympic.

Il ritardo generato dalle nuove sessioni di mixing, aveva destato parecchi timori all’Atlantic, che era parecchio spaventata da quello che sarebbe succedere una volta stampato il disco. Tutti questi dubbi e timori vennero spazzati via il giorno stesso in cui “Led Zeppelin IV” venne messo in commercio. 

La traccia di apertura è la madre di tutti i riff rock post Led Zeppelin IV. “Black Dog” è una vivace discussione fra gli acuti di Robert Plant e i pesanti riff metallici di Jimmy Paige. La tematica è un qualcosa di abbastanza ridondante nella discografia degli Zeppelin. È una storia finita male con l’ennesima scalatrice sociale in cerca di fama riflessa. “Rock And Roll”, non lascia a molte speculazioni riguardo il suo significato. Sulla ritmica serrata di Bonham e gli assoli di Paige che trasudano frustrazione, le grida di Plant ci riportano agli albori della musica Rock.

Nell’esoterica “The Battle Of Evermore”, il pattern di mandolino mescolato allo strumming di chitarra elettrica da la prima sensazione di dove questo disco ti stia portando. È la lotta senza tempo fra bene e male sotto forma di ballata medievale. Nessuna distorsione, niente percussioni pesanti o tastiere. Al fianco di Robert Plant troviamo Sandy Denny, che offre una seconda linea vocale alla traccia. 

La prossima traccia non ha sicuramente bisogno di presentazioni, teatro delle più ampie teorie del complotto che la musica abbia mai visto e incubo di ogni proprietario di negozi di chitarre. Un semplicissimo arpeggio di chitarra acustica sostenuto da una linea melodica di flauto apre una delle canzoni più famose del mondo. Robert Plant torna a parlare ad una ragazza, questa volta in maniera più vaga, rispetto a Black Dog.

È la storia di una giovane donna convinta di poter avere il mondo nelle proprie mani, di poter cambiare lo sviluppo degli eventi con una sola parola. Ben presto capiamo, che tutto ciò che è descritto in precedenza non è possibile, ma nonostante la canzone sia inizialmente avvolta da un’atmosfera cupa, più si va avanti, più Robert Plant sembra diventi più ottimista. “C’è ancora tempo per cambiare la strada che stai percorrendo”. L’essenza della canzone, quella del “Non è tutto oro ciò che luccica”, si libera con l’assolo più famoso nella storia del rock. Alla fine del viaggio spirituale che è Stairway To Heaven, tutto sparisce, rimane solo la voce di Plant nel punto più vago e criptico della canzone: “E sta comprando una scala per il paradiso”.

Intro di piano elettrico ed ennesimo riff di chitarra da manuale da parte di Jimmy Paige. In “Misty Mountain Hop” però, ad essere graffiante non è la chitarra di Paige, ma la voce di Plant, che danza fra potenti e acuti vocalizzi. Anche la batteria di John Bonham ci regala quattro minuti di epicità. “Four Sticks” prende il nome dalla scelta di Bonham di suonare la batteria con due bacchette per mano. La canzone è costituita da potenti armonie e distorsioni di chitarra e repentini cambi di tempo scanditi dal suono delle bacchette di John. 

Con “Going to California” il disco cambia rotta, andando ad esplorare enormi distese di suoni psichedelici. “Ho deciso di ricominciare da capo / Andando in California”. Sugli arpeggi di chitarra acustica, questa traccia esplora un’altra delusione amorosa, che alterna momenti irrequieti, a momenti più calmi. “Qualcuno mi ha detto che la fuori ce una ragazza con l’amore negli occhi e i fiori tra i capelli”. 

Il break di batteria di “When The Levee Breaks” ha messo le fondamenta per la creazione di una lunga lista di DJ, Produttori e Rapper, negli anni successivi al 71. Dai Beastie Boys a Dr.Dre e Eminem, tantissimi artisti hanno utilizzato campioni di questa canzone per le loro produzioni. La traccia finale di “Led Zeppelin IV” regala una delle performance più belle di questo disco, sulla sezione ritmica di Bonham è difficile sbagliare, ma il gruppo tira fuori un miscuglio di armonica a fiato, chitarre graffianti e voci strapiene di chorus e distorsioni. E così si chiude uno dei dischi migliori della storia. 

Stairway To Heaven ci ha insegnato che non è tutto oro ciò che luccica, a meno che tu non stia ascoltando un disco dei Led Zeppelin. 

Voto: 9.6/10

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