Holy Gaze

We Melt Chocolate: La recensione di “Holy Gaze”

  • We Melt Chocolate – Holy Gaze
  • 31 Ottobre 2023
  •  Miracle Waves / No Me Escucho Records

La scena shoegaze italiana si rafforza con il secondo disco dei We Melt Chocolate. La band fiorentina, composta da Vanessa Billi, Lorenzo Sbisà, Marco Corvitto, Francesco Lopez e Enrico Baroncelli, nata nel 2012 dalla fusione dei componenti dei Evanicetrip e Shades of Blue, ci ha messo sette anni per arrivare alla forma perfetta. Sono passati dalla ricerca del suono giusto ad aprire gli show di gruppi di fama internazionale, da Holy Wave a The Underground Youth. Passando per Shivas e Gift.

Dopo il loro primo disco, “S/T”, il quintetto ha trovato la sua strada, ed oggi, con “Holy Gaze” dimostra di avere tutte le conoscenze necessarie non solo nel loro genere, ma anche nelle sperimentazioni.

I percorsi stilistici Dream Pop e Shoegaze non sono mai stati una gabbia per i WMC, che però hanno dimostrato di saper contaminare i loro progetti con sprazzi di post-punk e new-wave. Ad oggi la band prende quanto di più bello lo shoegaze ha saputo regalare alla musica per fonderlo con le nuove sonorità, in un LP nato principalmente sotto le quarantene del periodo pandemico, che racconta gli spaccati di vita di quel periodo, tra viaggi e spiritualità.

Le dieci tracce vedono la collaborazione di volti noti nell’ambiente underground italiano, quali Francesco D’Elia e Sebastian Lugli dei Rev Rev Rev e Ben Moro dei Sensitive Club. 

Dalla prima traccia di “Holy Gaze”, “Instrumental 1” è chiara una cosa. Nonostante ci siano tracce in grado di funzionare benissimo da sole, come “Anything”, con i suoi morbidi arpeggi di chitarra o i di gran lunga più sporchi singoli di anticipazione “No Meaning Man” e “Holy Ramen”, la vera essenza di questo disco la si percepisce solo ascoltandolo tutto insieme. Traccia Per Traccia.

Sotto il loro marchio di fabbrica, i We Melt Chocolate, riescono a cambiare forma in ogni loro traccia. Ne è la dimostrazione “Neko”, in cui i paesaggi eterei della prima parte del disco vengono messi a fuoco in ritmiche velocizzate e voci squillanti. In “Bright Off” i synth prendono il sopravvento, in un vortice sfocato di stratificazioni sonore stile Slowdive

Quando la voce della Billi si fa da parte, come nel caso di “Instrumental 2” le chitarre prendono il comando dando volume alla traccia. Se a qualcuno “S/T” non era bastato per far capire la portata dei “We Melt Chocolate”, con “Hoy Gaze” si può chiudere questa faccenda. La band si conferma una delle alternative più fresche nel moderno panorama Underground Italiano.

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