Laugh Track

The National: La recensione di “Laugh Track”

  • The National – Laugh Track
  • 18 Settembre 2023
  • ℗ The National / 4AD Ltd.

Arriverà un momento in cui vorrò sapere che sono stato qui

Il ritorno della band di Cincinnati, a distanza di solo 5 mesi dall’ultimo lavoro, suona più rumoroso e allo stesso tempo intimo, rispetto a ‘First Two Pages of Frankenstein’. Il disco nasce da un soundcheck a Vancouver, divenendo a tutti gli effetti il capitolo di chiusura del loro disco precedente. 

I componenti della band, affiancati da John Leventhal, Tony Berg e Tucker Martine, hanno lavorato minuziosamente al disco dagli inizi di Giugno. Insieme hanno contribuito a confezionare un progetto morbido, delicato e intimo. A rendere più forte tale intimità sono sicuramente i featuring di questo disco. Phoebe Bridgers, Rosanne Cash e ultimo, ma non per importanza Bon Iver, sembrano incastrarsi alla perfezione nelle tracce che interpretano. Nonostante la delicatezza di questo disco, la band, è riuscita a trovare, in maniera quasi perfetta, il modo di incastrare comunque momenti più brillanti e pattern di batteria reali, a differenza delle drum machine di ‘First Two Pages’, più movimentati fra le tracce di “Laugh Track”. 

laugh track

Nell’apertura del disco, “Alphabet City”, veniamo investiti dalle note profonde della voce di Berninger. “Sarò ancora qui quando tornerai dallo spazio”, canta mentre sotto la sua voce galleggiano chitarre processate, strati di synth e ritmi minimali. In “Deep End (Paul’s In Pieces)” la profondità percepita nella voce di Berninger si converte in parole. “Sto annegando all’interno del suono” canta. Il lavoro del batterista Devendorf non ha sbavature, il ritmo corre mentre Matt ripercorre il passato. “Weird Goodbyes” con Bon Iver, mescola sovra incisioni vocali a ritmi minimali e sporchi di batterie elettroniche e orchestra. 

Il percorso buio intrapreso da Matt nel disco precedente è stato riproposto su Laugh Track, ma c’è qualcosa di diverso. È più lucente, anche negli attimi più oscuri come in “Space Invaders” o in “Turn Off The House”. Ed è proprio in quest’ultima che emerge quel luccichio, perché mentre la band suona in un’atmosfera, disordinata e frenetica, Berninger sembra volerci rassicurare. “Quando la tua mente lascia il tuo corpo” lascia andare tutto. “Ora sei libero”. 

La title track è un indie-folk che calza perfettamente sui tratti artistici di Phoebe Bridgers. I ritmi riecheggiano in ambientazioni infinite, tra chitarre riverberate e le voci di Phoebe e Matt che danzano insieme. 

“Coat on a Hook” è una disperata ricerca di qualcuno a cui aggrapparsi. Le sezioni ritmiche sincopate mantengono la tensione alta per tutta la durata della canzone, mentre Berninger è alle prese con l’ennesima persona che l’ha abbandonato. “Le Amicizie si stanno sciogliendo”, “Le promesse perdono importanza”, manche qui, da qualche parte sembra esserci speranza. 

“Tour Manager” e “Smooke Detector” chiudono il secondo e ultimo capitolo, di un viaggio iniziato solo 5 mesi fa con testi parlati e suoni psych-rock. 

Voto: 7.5/10

/ 5
Grazie per aver votato!