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Screaming Females: La recensione di “Desire Pathway”

  • Screaming Females – Desire Pathway
  • 17 Febbraio 2023
  • ℗ Don Giovanni Records

Gli Screaming Females sono tornati, e lo hanno fatto in un modo tutto loro. Solitamente, tutte le band indipendenti e con un bacino di utenza ridotto, dopo qualche tempo, a meno che non trovino un’etichetta solida, tendono a sciogliersi o a sparire dalle scene. Gli Screaming Females, sono al nono album in studio e, dopo ormai 17 anni di attività, nessuna crisi e nessun cambio di formazione, sembra abbiano superato quella fase. Come hanno fatto? Semplice, abituando gradualmente il loro pubblico a dei cambiamenti nel loro stile musicale. Già con “Rose Mountain” e “All At Once”, la band del New Jersey ci aveva abituato a dei piccoli cambiamenti, passando da un garage punk standard ad uno stile tutto loro. In “Desire Pathway” arriva il risultato finale. Nel disco, il trio, si espande a Power Rock e piccoli spunti di Classic Rock, che trovano come collante una nuova vena cantautorale di Marissa Paternoster. Il lavoro a questo disco è iniziato nel 2019, ma poi è stato interrotto dalla crisi pandemica. La maggior parte di “Desire Pathway” è stata registrata ai Pachyderm Studios, famosi per essere stati gli studi in cui i Nirvana hanno registrato “In Utero”. Alla produzione, come per il precedente album è stato voluto Matt Bayles, ormai produttore veterano di musica rock.

L’album si apre, e qui inizia a vedersi il cambiamento del gruppo, con “Brass Bell”. Un suono sinistro di sintetizzatore si interrompe di scatto convertendo la canzone in potenti sezioni ritmiche e chitarre stridenti. La strategia di comprimere la sezione ritmica, composta da basso e batteria, adottata da Bayles, emerge parecchio non solo in Brass Bell, ma si nota particolarmente anche in “So Low” e “Byond the Void”. Ciò che si ottiene è una voce e dei riff di chitarra pesantissimi sempre in primo piano. 

L’album passa da tracce molto sperimentali, come “It’s All Said and Done” e “Mourning Dove”, in cui la band mette predilige il power rock a canzoni come “Titan” e “Let Me Into Your Heart” in cui invece rimane ancorata ai propri stili originali. 

In “Desert Train” un arpeggio semi pulito di chitarra si apre a pattern metal, mentre nella traccia successiva, “Let You Go”, la voce malinconica della cantante e chitarrista si perde fra grassi fraseggi di basso e batteria. “Mourning Dove” mantiene dei connotati punk, ma si allarga verso sperimentazioni power rock dalle tinte Glam, mentre la voce di Marissa Paternoster si tinge di anni rock underground anni ’70. Questo cambio di rotta è uno stile ricorrente anche in “Ornament”, dove però si lascia più spazio ai suoni di chitarra.

In questo disco gli “Screaming Females” hanno dato sfoggio del fatto che le loro canzoni siano riuscite a rimanere dinamiche, potenti e tremendamente rock, nonostante abbiano fatto ricorso a dei metodi di scrittura e arrangiamento più pop. Alcune canzoni, come “Ornament” e “Mourning Dove”, non solo sono fra le migliori tracce di quest’album, ma sicuramente fra le migliori tracce mai registrate dalla band. Nonostante abbiano dovuto evolversi e prendere spunti molto distanti dal loro genere per cercare di rimanere all’interno del panorama musicale, il risultato è qualcosa di eccezionale. 

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