Vagabon

Vagabon: La recensione di “Sorry I Haven’t Called”

  • Vagabon – Sorry I Haven’t Called
  • 15 Settembre 2023
  • ℗ Vagabon Music, LCC / Nonesuch Records Inc.

Dopo quattro anni dal precedente disco, Laetitia Tamko, in arte Vagabon, dimostra che per la buona musica occorre del tempo, e lo fa con un disco sulla difficoltà delle relazioni, l’insicurezza, le incertezze, e le paure che certi rapporti possano finire. “Sorry I Havent Called” è una lista di tutto quello che avresti potuto dire, delle lettere che avresti potuto scrivere, ma che non vedranno mai la luce, riassunto in una frase, quella del titolo, che da sola basta a descrivere tutto il disco. 

L’intero processo creativo, dalla scrittura dei testi alle produzioni è avvenuto per la maggior parte in Germania. Questa strategia, ha portato la cantante ad entrare in contatto con scene musicali principalmente techno. Insieme al produttore “Rostam” (Frank Ocean, Vampire Weekend) hanno poi unito queste influenze, ad un pop più canonico, riuscendo ad ottenere un suono estremamente interessante. 

“Sorry I Havent Called” non nasce solo da delusioni sentimentali. Il filo conduttore più importante di questo disco, è il dolore, in questo caso causato dalla perdita di uno dei migliori amici dell’artista. L’apertura “Can I Talk My Shit” è una descrizione perfetta del modo in cui sono state mescolate le varie influenze musicali contenute in questo disco. L’intro elettronica assume le sembianze di un valzer, prima di portare la traccia verso sonorità bedroom-pop, mentre Tamko si interroga se sia il momento giusto per entrare in una nuova relazione. 

In “Anti-Fuck” e “Passing Me By” Vagabon trova la perfezione. Bedroom e synth pop si mescolano insieme, generando due tracce riconoscibili dopo pochi secondi e che difficilmente vanno via dalle orecchie. In “Autobahn” fa capolino un organo psichedelico, che fa da punto di partenza per una serie di sintetizzatori stratificati. Tra gli arpeggi, la cantante gioca con la sua voce, passando da un’ottava all’altra. 

“Lexicon” e “It’s a Crisis” inglobano perfettamente la techno berlinese, trovando un punto perfetto per far incontrare le morbide sonorità bedroom pop, e i suoni acidi dei pattern di percussioni elettroniche. 

“Do Your Worst” non è da meno, forse è la traccia che più mette in luce le influenze musicali della cantante, ma in modo particolare di Rostam. L’ex Vampire Weekend, mette in campo tutte le sue conoscenze facendo riprendere colore, con sfumature attuali, ad un genere ormai obsoleto. 

 Voto: 7.5/10

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