The Spell Of Ducks: La recensione di “L’autostrada dei fiori”

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  • The Spell Of Ducks – L’autostrada dei fiori
  • 29 aprile 2024
  • ℗ The Spell of Ducks

A distanza di quattro anni dal loro ultimo disco, “The Spell Of Ducks” tornano con un nuovo EP di sei tracce dal titolo “L’autostrada dei fiori”.

La band indie-folk torinese composta da sei elementi, voce, chitarra, banjo/tastiere, basso, batteria e violino, è piuttosto insolita nel panorama italiano. Mentre fuori, trovare band folk di questo tipo sembra molto semplice, anche in contesti mainstream, in Italia si tende all’omologazione. Non è il caso di “The Spell Of Ducks”. E questo è il primo punto positivo di questo progetto. 

Tutti i background sonori dei sei componenti, che spaziano dal country-folk di matrice americana al cantautorato italiano, confluiscono nella palette sonora della band, che nel 2017 li porta ad essere etichettati come “Artista del Mese” da MTV Italia. Quella di MTV è solo uno degli sfizi che il gruppo si è tolto. Tra lo spazio211, le lavanderie ramone e il palco dell’Ariston a Sanremo, “The Spell Of Ducks” hanno collezionato solo nel 2017 una lista di più di 60 date sparse in tutto lo stivale. 

L'autostrada dei fiori

Il disco prende il nome dalla strada che da Torino porta al mare e, se vogliamo, può essere descritto in un certo senso come un diario di viaggio. Tra le istantanee di vita quotidiana e l’importanza delle piccole cose, ciò che è vivido in “L’autostrada dei fiori” è proprio l’atmosfera del viaggio. Ed è così che alcune delle canzoni sono state scritte, in viaggio. Il disco è stato registrato tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024 al V3 recording studio, in provincia di Alessandria, con la supervisione di Davide Ghione, che ne ha curato mix e master.  

 All’apertura del disco, i fischi e lo strumming di chitarra acustica di “Boccadasse” creano proprio quell’aura di spensieratezza di un viaggio. Nelle ritmiche cadenzate di “La vita adulta” si insinuano i tratti folkloristici delle linee melodiche della fisarmonica. Con questa traccia in particolare, emerge l’importanza del cantautorato italiano. In “cartoline”, la band vola oltreoceano attraverso una traccia che attinge pesantemente ad un tipo di country americana ormai dimenticato. Con questa traccia, una delle più forti del disco, “L’autostrada dei fiori” si trasforma nell’autostrada dei ricordi, prima di defluire in “T’immagino così”.

Ormai il suono è settato su un indie-folk di matrice americana. La band stacca per la prima volta il piede dall’acceleratore, perdendosi nel calore degli arpeggi di chitarra acustica, e delle sottili melodie di violino. Per il testo è tutto un altro discorso. L’impronta di cantautorato italiano resta profonda, dimostrando di poter coesistere perfettamente con la mole di stili che si scontrano in questo progetto. Su “Balla Morfeo”, i toni sembrano raffreddarsi, mentre la band torna a offrire spunti interessanti nella ballad chitarra/voce di chiusura, “Lungomare”.

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