Tuesday Music Revival: Abbey Road – The Beatles

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  • The Beatles – Abbey Road
  • 26 Settembre 1969
  • ℗ Calderstone Production Limited / UMC

Abbey Road rappresenta a tutti gli effetti l’ultimo tassello mancante di una carriera non lunghissima, ma sicuramente molto prolifica. Questo sarà l’ultimo lavoro effettivo scritto ad otto mani dal quartetto di Liverpool, poiché “Let It Be”, pubblicato nel 1970 era un insieme di inediti scritti durante le sessioni degli album precedenti. In soli sei anni i Beatles avevano costruito, un nuovo modo di fare musica, sotto tutti i punti di vista dal processo di scrittura fino alla registrazione, erano diventati conosciuti e acclamati in tutto il mondo ma, come per tutti gli artisti, erano vicini al capolinea. La pressione, i riflettori costantemente puntati contro e il sopraggiungimento di alcuni attriti all’interno della band, crearono un momento per niente piacevole, durante le sessioni di registrazione di “Get Back”, che finirono per generare nulla che i quattro componenti trovassero accettabile per un nuovo album. Quindi, tornati nel loro posto sicuro, agli studi della EMI, in Abbey Road, e una volta assunto il produttore George Martin, i Beatles si misero a scrivere il loro ultimo capolavoro. Nonostante le tante divergenze i Beatles riuscirono a portare a termine il loro compito e lo fecero alla grande, probabilmente perché ognuno di loro sapeva che quella sarebbe stata l’ultima volta.

Il disco si apre con “Come Together”, canzone politicamente impegnata, tanto da essere utilizzata per la campagna elettorale di Timothy Leary, candidato alla carica di governatore della California, con richiami al Rock & Roll americano e una delle linee di basso più famose della storia della musica. “Something”, ballata scritta da George Harrison e uscita come singolo insieme a Come Together, cambia decisamente il ritmo dettato dalla traccia precedente introducendo un’aura di spensieratezza. Dietro le melodie allegre di “Maxwell’s Silver Hammer”, che la fanno suonare quasi come una filastrocca, si nasconde in realtà la storia di un ragazzo che commette un omicidio. La traccia introduce l’utilizzo di un sintetizzatore Moog e un’incudine. Sebbene sembri una canzone scritta a tempo perso, le sue sessioni di registrazione furono parecchio travagliate. “Oh! Darling” suona estremamente Rock & Roll, con la sezione di piano forte volutamente ispirata a personaggi come Little Richard. La canzone è scritta da Paul McCartney, che l’ha anche cantata. Il suo perfezionismo l’ha portato a registrare la traccia diverse volte, fino ad ottenere il risultato che stava cercando, le urla di un uomo che supplica una ragazza di rimanere al suo fianco. In “Octopus’s Garden”, scritta da Ringo, il gruppo torna una volta ad esplorare il mondo sottomarino, le voci ausiliarie sono quelle di McCartney e Harrison. 

“I Want You (She’s So Heavy)” è fino a questo punto la traccia più sperimentale e piena. Sono presenti vari cambi di ritmo, in alcuni punti sembra come se ci fossero dei richiami al solo di Come Together, ma ad una velocità ridotta. C’è l’utilizzo dell’organo, del Moog e alcuni spunti psichedelici. “Here Comes the Sun”, scritta da Harrison dopo un periodo di forti contrasti con la Apple Records, l’allora etichetta discografica dei Beatles. I problemi con la Apple non sono i soli, in quel periodo Harrison si era dovuto operare e aveva perso sua madre, queste sfaccettature emergono nella canzone in versi come: “È stato un lungo inverno freddo e solitario”, che lasciano spazio a speranza: “Sento che il ghiaccio si sta lentamente sciogliendo”. Il suono del clavicembalo apre l’ultima traccia registrata per Abbey Road. “Beacuse”, ispirata a Beethoven e nata da un giro di pianoforte di Yoko Ono, la canzone introduce una sezione più corposa di sintetizzatori, rispetto alle tracce precedenti, e delle armonie vocali da parte di tre dei Beatles. “You Never Give Me Your Money” è forse una delle canzoni più introspettive della band. Nella traccia vengono messi a nudo tutti i problemi che stanno logorando il rapporto fra ogni membro e che porteranno al loro scioglimento. “Sun King” unisce ispirazioni ai “Fleetwood Mac” e alcuni piccoli richiami a “Don’t let me Down”, nel comparto melodico. La canzone è stata registrata. In una sola ripresa, con “Mean Mr. Mustard”, traccia successiva, ispirata ad un articolo di giornale su un vecchio che teneva i suoi soldi nascosti in casa.  

“Polythene Pam” fu scritta circa un anno prima dell’inizio delle sessioni di Abbey Road, da John Lennon. La protagonista della canzone racchiude alcune esperienze da parte della band, in periodi diversi della loro vita. “She Came In Through the Bathroom Window” continua il medley iniziato con Sun King, raccontando la storia di un fan che sgattaiolò all’interno della casa di Paul McCartney attraverso la finestra del bagno. La chitarra di George è particolarmente graffiante rispetto alle altre tracce del Medley, ma le fondamenta della canzone sono probabilmente la sezione ritmica e il basso. “Golden Slumbers” trasforma il medley in una ballata a base di piano e archi. È probabilmente la canzone più realista insieme a “You Never Give Me Your Money”, in cui i Beatles dicono addio a quello che sono stati, con una delle tracce più belle del disco. Il fill di batteria finale di Golden Slumbers ci porta direttamente dentro “Carry That Weight”, che analizza il peso della fama, quando gli affari si aggiungono al fare musica. L’ultima vera e propria canzone del disco (e dei Beatles) non fa giri di parole. Il titolo è “The End”, canzone composta da assoli di chitarra, di John, George e Paul. 

“Alla fine, l’amore che ricevi è uguale all’amore che dai”, questa è l’ultima frase dei Beatles, seguita dall’ultimo sospiro, per ciò che sono stati e ciò che non saranno mai più.

“Her Majesty” è l’effettiva traccia finale. Fa parte di una porzione del medley, inizialmente posta fra Mean Mr Mustard e Polythene Pam. La scelta di mettere questa come ultima canzone ha attirato diverse critiche, da chi sosteneva che il giusto finale avrebbe dovuto essere “The End”. C’è un motivo ben preciso se l’album si chiude con questa canzone. È come se il gruppo volesse sdrammatizzare la malinconia che aveva portato creare l’ultimo disco.

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