Tuesday Music Revival: My Beautiful Dark Twisted Fantasy – Kanye West

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Review

Voto
9/10
Overall
9.0/10
  • Kanye West – My Beautiful Dark Twisted Fantasy
  • 22 Novembre 2010
  • ℗ Def Jam / Rock-A-Fella / UMG Recordings, Inc.

“Ogni Supereroe ha bisogno del suo tema musicale”

Nel novembre 2010, al culmine di crisi economiche, scompigli sociali e scandali mediatici, Kanye West esce dalla sua bolla artistica, con il suo disco migliore e probabilmente il più ambizioso nella storia della musica Hip-Hop. 

Prima di arrivare a parlare del disco occorre, fare un piccolo passo indietro. Fino a quel momento, il ragazzo d’oro di Atlanta era riuscito a cambiare i connotati ad un genere strettamente incatenato a precisi paradigmi. Da “College Dropout” a “808s & Heartbreak” Ye aveva introdotto l’importanza della melodia nell’Hip-Hop, uno stile diverso nel sampling, un utilizzo massiccio dell’autotune è un nuovo modo di lavorare un certo tipo di batterie elettroniche.

Con alle spalle un divorzio, la morte di sua madre, un 808s che aveva spaccato l’opinione pubblica e la sua fanbase e lo scandalo dei VMA’s, Mr. West si ritrova in un vortice di hating. Questo vortice porta ad un disco che non trova spazio per i mezzi termini e non accetta margini di errore. Ogni tassello deve essere al posto giusto nel momento giusto, perché chiunque, anche il suo hater più grande dovrà riconoscere l’importanza di Kanye. “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” comincia qui.

Prenotati gli interi Avex Recording Studios di Honolulu, alle Hawaii, cominciano i sei mesi di lavorazione al disco. Saranno sei mesi parecchio pesanti per West, che in balia delle sue insicurezze si circonderà di una schiera infinita di collaboratori. Dalla produzione (MIKE DEAN, RZA, Andrew Dawson), agli autori fino ad arrivare ai featuring, tra i più importanti spiccano Beyoncé, JAY-Z, John Legend, Pusha-T e Bon Iver, che sarà presente, in un modo o nell’altro, in gran parte del disco.

Ogni ruolo è studiato nei minimi dettagli e ancora una volta il rapper esce fuori dai canoni, inserendo artisti fuori dal panorama hip-hop, tra cui anche Elton John. Ancora una volta l’utilizzo dell’autotune supera ogni tipo di aspettativa, dai falsetti di Bon Iver, alle voci robotiche di Monster, così come i campionamenti. Ogni Sample è lì per un motivo, non solo per le sue sonorità, ma per raccontare le tematiche del disco e il personaggio di Kanye West. “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” è un viaggio introspettivo nel rapporto di YE con la fama e con il suo ego.

Il disco si apre proprio con i falsetti di Justin Vernon, sostenuti dalla voce di Nicki Minaj. All’interno della traccia spuntano campionamenti di musica classica (Mozart) e di Wandering Ginza Butterfly di Meiko Kaji. Le orchestrazioni e gli strati vocali culminano su un beat corposo prodotto da SZA. Con “Darkest Fantasy”, Kanye scava a fondo nel lato oscuro della fama, partendo dallo scandalo dei VMAs. 

In “Gorgeous”, la voce cavernosa di Kid Cudi aiuta YE a mettere in fila una serie di colpi contro l’ingustizia sociale dilagante in America. Ancora una volta il campionamento, in questo caso di “You Showed Me”, traccia del 1968 dei Turtles, ha un ruolo fondamentale nel racconto dei temi di questo disco. 

Il primo banger di “Twisted Fantasy” arriva alla terza traccia. I vocalizzi di “Afroamerica” dei Continent Number 6 e le voci filtrate estrapolate da 21st Century Schizoid Man dei King Crimson sono la ciliegina sulla torta per una traccia che ha richiesto cinquemila ore di lavorazione. Così come i King Crimson attaccavano il potere della classe dirigente durante la guerra del Vietnam, Kanye si scaglia verso il rapporto tra Fan e Celebrità, raccontando come però il potere possa essere un qualcosa di cui è quasi impossibile fare a meno dopo averlo ottenuto.

L’interludio orchestrale di “All of the lights”, composto da Elton John, conduce dolcemente verso una delle intro più facilmente riconoscibili nella storia della musica. Estratto come quarto singolo di “Twisted Fantasy” è il racconto dei problemi della fama visti da una situazione familiare sgradevole, tra abusi domestici e divorzi. Il feat. Con Rihanna, nasconde in realtà tanti altri artisti, da Drake a John Legend, passando per Alicia Keys. La cupa “Monster”, con Rick Ross, Jay-Z e Nicki Minaj è la traccia in cui l’ego di Kanye prende il sopravvento, affermando quasi di essere il migliore in quello che fa (E come dargli torto). 

In So Appalled, con Pusha T, Jay-Z, Prynce Cy Hi, Swizz Beatz e RZA, emergono sonorità più vicine all’ambiente Hip-Hop, rispetto al resto del disco, di cui Kanye in prima persona aveva parlato come di un progetto scollegato dai canoni della Rap Music. Questa volta sotto la lente di ingrandimento di YE passano i critici e la pop culture. 

“Devil In a New Dress” torna su sonorità morbide, con i campioni di Smokey Robinson lavorati come solo Kanye sa fare. Tra le chitarre, anche loro colme di autotune, di MIKE DEAN e la voce roca di Rick Ross, West, mette insieme religione e famiglia su una traccia probabilmente dedicata a Amber Rose, ex fidanzata. Una menzione d’onore va fatta a Rick Ross, che crea una delle strofe più belle di questo disco, e forse della sua carriera. 

I rintocchi inquietanti del piano di “Runaway”, mai farebbero immaginare cosa in realtà è la traccia in sé. Ancora una volta la strumentale, che vede la collaborazione di Pusha-T, rimane morbida, mentre Kanye sputa barre stonate. Ancora una volta torna sulla questione di Taylor Swift e dei VMAs, mentre Vocoder e corposi bassi sintetizzati danno un tocco di acidità alla traccia. Acidità che pervade anche l’intro di “Hell of a Life”, in cui Kanye attacca la corruzione che si avvinghia alla fama, a colpi di voci melodiche e arpeggi di sintetizzatore. 

“Blame Game” vede John Legend protagonista, mentre sussurra il ritornello sulla melodia di piano di “Avril 14th” di Aphex Twin. Tra le rime di Ye si nasconde un’altra storia d’amore maledetta, quella con la fama. 

Man mano che ci si avvicina alla fine del disco, i beat iniziano a farsi più fini, mentre sezioni percussive quasi orchestrali prendono il loro posto. 

“Lost in The World” altro non è che una visione di Kanye sulla traccia “Woods” contenuta nel disco Blood Bank di Bon Iver, è anche la traccia in cui quest’ultimo ha un ruolo più importante, insieme all’apertura. Ma Mr. West non si accontenta, perché, nella traccia che più descrive il suo stato d’animo nel periodo che ha generato la nascita di questo disco, torna a campionare i vocalizzi di POWER, inserisce come interpolazione il famosissimo “ma ma se ma ma sa ma ma ma co sa” di Wanna Be Startin’ Somethin e catapulta la traccia verso la chiusura del disco “Who Will Survive In America” una stratificazione di percussioni afro che aumentano l’intensità emotiva finchè il “My Beautiful Dark Twisted Fantasy” non scompare lasciando spazio a un solo applauso. 

Se l’obbiettivo di Kanye West per questo disco era far ricredere tutti i detrattori, quasi sicuramente è riuscito a colpire nel segno. Non solo perché questo disco gli è valso un Grammy, ma perché ogni sua sfaccettatura l’ha reso iconico e gli ha conferito il posto che si merita nella lista dei migliori dischi rap di tutti i tempi.

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