Yin Yin: La recensione di “Mount Matsu”

4 mins read

Review

Voto
7.2/10
Overall
7.2/10
  • Mount Matsu – Yin Yin
  • 19 Gennaio 2024
  • Glitterbeat Records

Quattro ragazzi olandesi che si mettono in gioco attingendo per sonorità, nomi ed estetiche al sud-est asiatico, principalmente al rock psichedelico e alle musiche degli anni Sessanta e Settanta: è così che gli Yin Yin cominciano a solcare le onde discografiche nel biennio 2018/2019, dove uscirà l’ottimo esordio The Rabbit That Hunts Tigers, che li incorona in breve tempo tra i progetti emergenti psych rock europei. Dopo aver affrontato la pandemia registrando e pubblicando Age Of Aquarius (2022), il quartetto olandese si è già fatto un nome, e arriva preparato a questo terzo album, sempre prodotto con la Glitterbeat Records e uscito il 19 gennaio 2024, a cui segue il tour europeo. Gli Yin Yin nascono a Maastricht, da Kees Berkers, Remy Scheren, Robbert Verwijlen ed Erik Bandt e sono un affiatato gruppo di ragazzi che mescola interessi, gusti e predisposizioni per i nuovi lavori a cui si dedicheranno.

Nell’ultimo decennio si sono affermati a livello internazionale varie band alt-psych-rock, sia dagli States (Khruangbin, All Them Witches) che dagli altri continenti (Kikagaku Moyo, Altin Gün, Mildlife) che hanno effettivamente modernizzato il genere, facendo buoni numeri e creando effettivamente una mini-corrente internazionale: gli Yin Yin partecipano all’equazione, aggiungendo alcuni elementi che proprio in questo Mount Matsu risalteranno all’occhio.

Yin Yin

È, in un certo senso, con il 2023 che comincia l’album, ossia con la traccia The Year of The Rabbit (che nel ciclo dello zodiaco cinese era lo scorso) che mostra in piena regola le proprietà caratteristiche del gruppo, uno strumentale psych con sonorità orientali e arabeggianti; seguirà il filone The Year of The Tiger (che, sempre nello zodiaco cinese, simboleggerebbe il 2022), un potente incrocio di vari strumenti anticipato da un incipit quasi tribale. Tam Tam e The Perseverance of Sano (la quale richiama un po’ la storica Misirlou di Dick Dale) mescolano allo psych quel tanto di surf rock alla formula.

L’altra faccia della medaglia è il lato funk e city pop, espresso pienamente da pezzi come Takahashi Timing, coronato di synth magici e sensuali bassi, Pia Dance (fresca ed estiva, che col suo “Pia, you make me wanna dance” inneggia al ballo e all’amore) e la nipponica Tokyo Disko, una giravolta di ritmi e melodie. Riportano alla calma il lo-fi quieto di Komori Uta e la splendida Shiatsu For Dinner, che, come l’omonimo massaggio, vuole allentare le tensioni dell’ascoltatore tra il reiterato coro “shiatsu for dinner”, le percussioni secche e le chitarre placido. Concludono White Storm, un brano frenetico, con degli assoli pronti a infrangersi su scogli come cavalloni, e la serafica outroAscending to Matsu’s Height.  

Fin dall’inizio il progetto Yin Yin è apparso interessante, con qualche sperimentazione in più e un comparto vintage e contemporaneo allo stesso tempo: Mount Matsu non tradisce le aspettative, e nella sua eterogeneità fa di nuovo appoggio sui propri capisaldi, un lavoro fresco e piacevole adatto a vari ascoltatori. Il terzo lavoro degli Yin Yin non offre una composizione rivoluzionaria, ma calibra al meglio un buon album, dove, per quasi 45 minuti, si viaggia spensierati tra sperimentalismo, psych-rock e concept sud-est asiatico.

/ 5
Grazie per aver votato!
Previous Story

MTVoid: la recensione di “Matter’s Knot, Pt.1”

Next Story

Glass Beach: la recensione di “plastic death”

Latest from Recensioni